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Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento vigilanza della Banca d'Italia, durante l'audizione presso le commissioni finanze di Senato e Camera, ha rassicurato sul fatto che i 20 miliardi stanziati dal governo per lo scudo salvabanche, sono sufficienti per le necessità del sistema. Il primo banco di prova sarà costituito dalla ricapitalizzazione precauzionale di mps: per gli inizi di febbraio è attesa la presentazione del nuovo piano industriale che, auspicabilmente dovrebbe essere negoziato e infine autorizzato entro la fine del mese.

Il nodo NPL al centro del nuovo piano

Il discorso di Barbagallo è partito dal contesto di riferimento, con gli effetti della crisi economica che hanno portato a una riduzione della produzione industriale di un quarto, con una perdita di ricchezza per il paese pari a nove punti percentuali.

La crisi ha colpito duramente tutti gli istituti di credito ed in particolari quelli caratterizzati da maggiori fragilità interne dovute all'elevato livello di crediti deteriortati e una dotazione di capitale insufficiente.

Con riferimento a Montepaschi l'ultimo piano industriale prevedeva la dismissione di 27 miliardi di sofferenze e un aumento di capitale da 5 miliardi. È plausibile che il nuovo piano non si discosti di molto dal precedente come struttura, dovendo però venire incontro alle richieste della BCE per una ricapitalizzazione complessiva del valore di circa 8,8 miliardi. Centrale a questo proposito rimane ancora la sistemazione dello stock di NPL, che potrebbe includere anche la costituzione di una bad bank.

Una svolta per il sistema

Nelle conclusioni del capo della vigilanza Bankit, pur riconoscendo l'onerosità dello scudo per i contribuenti, con un impegno da 20 miliardi a valere sullo stock di debito pubblico 2017, la definizione del caso MPS costituisce un punto di svolta, in particolare per la rimozione di un rischio rilevante a livello di sistema.

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Nel discorso c'è stata anche una menzione veloce alla recente sistemazione della Good Bank per le quali si è reso necessario un impegno aggiuntivo da parte del fondo di risoluzione.