Il report odierno dell' Opec che ha fatto il punto sulla situazione petrolifera in termini di domanda, offerta e proiezioni future, è risultato tutto sommato positivo, con gli obiettivi prospettati dopo il vertice di Vienna del novembre scorso che continuano ad essere perseguiti secondo gli accordi stipulati.

Il taglio dell'output da parte dei membri del cartello prosegue bene, sopratutto da parte dell'Arabia Saudita che avrebbe ridotto le estrazioni ancor di più di quanto concordato mentre solo Libia, Iraq e Nigeria rimangono esentati causa motivi geopolitici.

La Russia, principale produttore non Opec sta rispettando gli accordi in maniera altrettanto seria e le quotazioni dell'oro nero si mantengono stabili ma sempre sotto la soglia dei 55 dollari al barile, rispetto al target dei 60$ che viene considerato come la soglia ideale.

Scorte e shale oil

A rendere tutto più complicato ed incerto sono due fattori che vanno a contrapporsi anche alla domanda futura vista in crescita sempre secondo il report del cartello.

Primo problema sono le scorte che secondo le ultime rivelazioni di Api ed Iea, rimangono a livelli molto elevati rispetto agli ultimi anni avvicinandosi anche ai massimi storici.

Secondo problema ma non per importanza lo shale oil americano, estratto tramite trivellazioni nella roccia e che sta tornando in auge proprio grazie all'aumento dei prezzi per barile, andando così a coprire i costi di questo tipo di estrazione piuttosto complicata.

Addirittura si pensa che fino ad una soglia minima di 45$ ci possa essere convenienza per continuare a produrre shaile oil tanto che secondo le statistiche settimanali di Baker Hughes i pozzi in funzione sono aumentati a 591 unità, 66 in più già per quest'anno e 152 in più rispetto allo stesso periodo nel 2016.

Fine della corsa?

E' lecito chiedersi se il rally del petrolio sia finito qui e quel che ci può far riflettere è sicuramente il fatto che se dopo gli accordi per i tagli ed il rispetto per i medesimi, il petrolio non ha continuato la sua corsa, una sorta di preoccupazione sia presente in maniera importante.

Con Donald Trump gli americani continueranno su questa strada proprio perchè il nuovo presidente vuole un'indipendenza energetica già annunciata da molto tempo.

Inoltre l'Arabia Saudita non potrà accettare per molto tempo questa situazione anche se con la nuova amministrazione Usa sembra che i rapporti fra i due Paesi vadano bene.

Tuttavia se le promesse di riforme fiscali verranno mantenute da Trump, il dollaro ricomincerà a correre e per il petrolio la situazione si farebbe piuttosto dura, essendo quotato nella divisa americana.

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