La storica azienda di cappelli, borsalino, ha chiuso i battenti. In seguito alla respinta della seconda richiesta di concordato preventivo, la società ha dovuto interrompere l'attività per fallimento. La notizia è stata comunicata dai sindacati, preoccupati per i diritti di numerosi lavoratori che perderanno l'occupazione: sono infatti ben 134 i dipendenti che, dopo la sentenza della giudice Caterina Santinello, ora temono per il loro futuro. Dopo la delusione per la fine dello storico marchio, ora resta da capire quale sarà il destino degli impiegati [VIDEO] dell'azienda leader nella produzione di cappelli.

La sentenza di fallimento della Borsalino

Fondato nel lontano 1857 ad Alessandria, il cappellificio Borsalino è divenuto nel corso del tempo uno dei marchi simbolo dello stile e della moda.

I cappelli realizzati dall'azienda piemontese hanno fatto letteralmente il giro del mondo, diventando famosi anche sul grande schermo: indimenticabili sono, ad esempio, i copricapi di Alain Delon e Al Capone, realizzati nel pieno stile della Borsalino. Ma adesso, dopo un periodo di tempo che ha portato la società ad accumulare ben 3 miliardi di euro non pagati nei confronti di istituti bancari e delle casse dello Stato, è stato ufficialmente dichiarato il fallimento. All'origine della maxi bancarotta ci sarebbe Marco Marenco, imprenditore di Asti accusato di aver causato un crac finanziario inferiore solo a quello della Parmalat.

134 posti a rischio dopo il fallimento della Borsalino

La sentenza emessa dal giudice Caterina Santinello è frutto di un lungo iter giudiziario cominciato con la richiesta da parte del Consiglio di Amministrazione della Borsalino di ottenere il concordato preventivo, ossia uno strumento che permette al debitore di evitare la dichiarazione di fallimento e quindi la liquidazione coatta dell'attivo, in virtù del soddisfacimento dei crediti.

Ma questa richiesta è stata respinta, e adesso il CdA ha intenzione di presentare ricorso presso il Tribunale di Torino, affinché la sentenza possa essere rivista.

Se ciò non dovesse accadere, ci sarebbe un grande problema che preoccupa molto le rappresentazioni sindacali: sono 134, infatti, i dipendenti che si troverebbero senza lavoro. Per questo motivo, Stefano Ambrosini e Paola Barisone, i curatori della società, incontreranno i sindacati con l'obiettivo di comprendere al meglio il futuro dei lavoratori [VIDEO]coinvolti, e di capire se c'è la possibilità di far permanere valido il rapporto di lavoro, soprattutto in vista del contratto d'affitto del ramo aziendale ad opera di Philippe Camperio.