L'economista Andrea Del Monaco è stato recentemente intervistato da Il Giornale sul futuro economico del nostro Paese a seguito delle elezioni. Lo studioso, esperto di fondi europei, lancia l'allarme parlando di temi già trattati nel suo libro "Sud, Colonia tedesca, la questione meridionale oggi", casa editrice Ediesse, associata alla Cgil.
I contenuti del libro dell'economista
Del Monaco ha redatto questo libro per focalizzare l'attenzione sul meridione e per svolgere un'attività di indagine sul denaro per il Sud del Paese. Un'attività che, secondo l'economista, non piace alle classe dirigenti, le quali non hanno fatto altro che propagandare interventi nel meridione con soldi che erano già destinati al meridione ma mai allocati.
L'autore racconta come dal 1992 in poi l'Italia sia diventata una divisione internazionale del lavoro, dove sono stati tagliati investimenti pubblici importanti che hanno fatto segnare un deciso passo indietro per il nostro Paese. Nel frattempo l'alto tasso di debito privato, arrivato al 133% del Pil, ha permesso alla Germania di esportare facilmente nel Sud dell'Europa.
Durante l'intervista il giornalista chiede all'autore di soffermarsi sull'intervento europeo che portò alle dimissioni Silvio Berlusconi nel 2011, e così viene spiegato: "Merkel e Sarkozy chiesero all'Italia un contributo allo strumento Salva-Stati rapportato alla nostra contribuzione alla Bcd. Mentre noi volevamo partecipare in base alla nostra esposizione, molto più bassa.
Spagnoli e tedeschi pagavano 200 miliardi, noi solo 20. Il salvataggio delle loro banche dovevano pagarlo loro, non noi. Così passammo da 3,9 miliardi di contribuzione del 2010 a 9 miliardi per il 2011, seguito da 29 miliardi del 2012 e 13 miliardi per il 2013, così la Merkel ottenne da Mario Monti quello che voleva."
Il rischio delle votazioni del 4 marzo
Secondo l'economista il rischio proviene direttamente dall'Europa, dalla Bce per l'esattezza. La banca centrale europea è pronta a chiedere agli istituti italiani di svendere a tutti i costi i crediti deteriorati o, se impossibilitate, di accantonare liquidità per un importo equivalente. Ma dietro questa pressione sembra esserci Berlino che preme affinché l'Italia svenda i suoi Btp e compri i Bund tedeschi.
Se questo mai dovesse accadere - conclude Del Monaco - sarebbe un disastro, lo spread schizzerebbe nuovamente ai massimi storici come nel 2011 e dovremmo pagare così tanto di interesse sul debito pubblico che non ci salveremmo neppure chiudendo la metà dei nostri ospedali pubblici.