Ha la forma di un vero e proprio spauracchio quello dei controlli fiscali. Nonostante non piaccia a nessuno, per mantenere una certa correttezza all’interno del sistema economico è imprenscindibile scovare evasori fiscali e simili. Ovviamente le azioni repentine o meno da parte dell’agenzia delle entrate non sono esente da regole, considerato come ci siano dei parametri da rispettare sul controllo. Per il contribuente invece il compito è abbastanza semplice: avere le prove cartacee di tutte le operazione e svolgere secondo la legge. Se uno dei due sgarra?

Ecco cosa precede il controllo per le diverse categorie presenti nel nostro Stato.

Controllo c/c: cosa succede a dipendenti e imprenditori

Ogni cittadino contribuente, dipendente statale o meno, può essere controllato tramite il c/c bancario in caso di versamenti o bonifici sospetti. Controllare però per esempio un determinato prelievo, un regalo in soldi rivolto alla moglie o ad un foglio sono delle pratiche che non prevedendo l’occhio delle autorità. Un controllo che invece é lecito quando le somme arrivano o vanno a chi non ha nessun legame ti parentela. In tale caso l’eventuale bonifico de e poter esser documentato.

Il caso si complica se si parla del mondo del lavoro. Prelievi e versamenti non sono di per se controllabili, anche se tale ‘regola’ è stata smentita in parte dalla Cassazione nel 2017.

Quest’ultima ha infatti confermato come un professionista debba avere con se prova della provenienza dei soldi ricevuti in caso di presenti un controllo fiscale. Spesso, il fisco avvia anche l’accertamento fiscale per osservare e controllare se ci sono eventuali guadagni non dichiarati, di pari passo al controllo dei prelievi.

Controlli su Facebook

Discorso alquanto complesso anche per gli imprenditori, spesso ‘vittime’ di decine di forme di controllo varie. Si parte dal dire che la legge consente il controllo sui versamenti e bonifici ricevuti. Anche i prelievi sono soggetti ad un controllo da parte del Fisco che, se accetta prelievi non dimostrabili, porta in causa il cittadino per evasione.

Ma in questo caso c’è da precisare un paletto: se non si superano operazione di prelievo superiori a 1000 euro al giorno o 5000 euro al mese non scatta alcun tipo di denuncia per evasione.

Ultima analisi riguarda invece l’utilizzo da parte dell’Agenzia delle Entrate di strumenti digitali quali Facebook, Instagram ma anche WhatsApp e altri social. Grazie a tali strumenti si può capire dunque se si posseggono determinati beni che in realtà non risultano dichiarati. Movimenti social in aiuto alla legge che può smascherare chi fa vacanze da nababbo, o possiede orologi da diverse migliaia di euro, magari dichiarando pochissimi spiccioli l’anno o addirittura un reddito zero.