Da ieri circola su Whatsapp un messaggio che annuncia aumenti della bolletta della luce per 30-35 euro che invita a non pagare. Pur se fondata su una notizia vera, vale a dire la decisione dell’Autorità dell’Energia di spalmare il buco [VIDEO] derivante dalle bollette dei morosi a carico dei utenti in regola con i pagamenti, la quantificazione di questi aumenti è una ‘bufala. A smentire questa voce è intervenuta la stessa Enel precisando che gli aumenti saranno minimi.

Cosa dice il messaggio WhatsApp sulle bollette della luce

Il messaggio diventato virale su WhatsApp si sta diffondendo a macchia d’olio grazie alla sua classica struttura da catena di Sant’Antonio: “Dal prossimo aprile nelle bollette della luce ci saranno 30-35 euro in più per coprire i debiti dei clienti morosi” recita il testo che poi continua invitando i consumatori a non pagare in attesa delle decisioni del Tar.

La soluzione, secondo il messaggio, sarebbe quella di pagare l’importo decurtato dei 35 euro del fantomatico aumento utilizzando un bollettino postale in bianco, ma è un escamotage che può funzionare solo se si è in tanti e, per questo, si invita a trasmettere l’avvio a tutti i contatti WhatsApp.

L’Enel ha prontamente smentito i paventati aumenti annunciati dal messaggio che lo stesso Codacons, la maggiore associazione dei consumatori, ha definito come una ‘pericolosa bufala’. Gli aumenti dovuti alle bollette dei morosi, di cui vi abbiamo già dato conto in precedenti articoli, saranno di importi molto più modesti e riguarderanno tutte le aziende elettriche, non solo l’Enel. Per quanto riguarda la tempistica degli addebiti, invece, l’Enel precisa che nessun aumento è previsto per i prossimi mesi.

Perché pagheremo le bollette dei morosi

Se la voce dell’aumento di 35 euro è, come abbiamo visto, una bufala, non altrettanto si può dire della decisione di addebitare ai consumatori i crediti che le aziende distributrici non potranno esigere dalle aziende venditrici nate dopo la liberalizzazione del mercato dell’energia e successivamente fallite, anche a causa delle bollette non pagate dai loro clienti.

La decisione è stata presa lo scorso 14 febbraio [VIDEO] dall’Autorità dell’Energia in seguito alle sentenze dei giudici amministrativi di Tar e Consiglio di Stato che hanno stabilito che le fidejussioni con le quali le aziende fallite avrebbero dovuto coprire i debiti non potevano essere imposte dalle aziende distributrici. Il risultato è stato che l’unico soggetto al quale possono essere addebitati gli oneri dovuti dalle aziende fallite sono proprio gli utenti finali. Un principio fortemente contestato dalle associazioni dei consumatori, a prescindere dall’importo, che, per questo, si apprestano a presentare un ricorso al Tar della Lombardia per chiedere l’annullamento della delibera dell’Autorità dell’Energia.