Il reddito di cittadinanza è la misura che da sempre rappresenta un autentico cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle. Adesso che la forza politica capeggiata da Luigi Di Maio è alle prese con la formazione del nuovo Esecutivo insieme all’altro partito uscito vincitore dalle scorse elezioni del 4 marzo, cioè la Lega di Matteo Salvini. Si torna a parlare di questa misura. Infatti, il reddito di cittadinanza è tra i 29 punti del contratto di Governo la cui bozza del 15 maggio è stata resa pubblica ed è in attesa della firma dei due leader di partito. Ecco come funzionerà la misura non appena si sarà formata la squadra di Governo che mai come in queste ore sembra essere vicina alla realizzazione.

Aiuto ai disagiati

Come dicevamo, il documento prevede 29 punti ed è spalmato su ben 40 pagine. Tra i tanti provvedimenti inseriti, essendo i due partiti che stanno realizzando il nuovo Esecutivo, agli antipodi o quasi dal punto di vista del loro programma, si notano diverse concessioni reciproche e forse, no poteva essere altrimenti. Se su immigrazione e flat tax per esempio, risulta la Lega la forza politica che maggiormente teneva a queste misure, il reddito di cittadinanza è senza dubbio misura da collegare al M5S. Una misura di contrasto alla povertà, alla disoccupazione ed al disagio sociale sia per i giovani che per gli anziani e quindi pensionati. Nella bozza si legge che il reddito di cittadinanza è una misura di politica attiva perché oltre a dare sostentamento economico a soggetti in evidente difficoltà, si prefigge l’obbiettivo del reinserimento nella vita sociale e lavorativa del Paese.

Un misura che salvaguardando gli interessi e le necessità del singolo, si prefigge l’obbiettivo di ridare slancio all’economia del paese. La misura altro non è che uno strumento di sostegno al reddito per chi versa in condizione di bisogno.

La misura in sintesi

Trapelano anche le cifre riguardanti questa nuova misura. Il suo ammontare dovrebbe essere stabilito in ordine alla soglia di rischio povertà che vien annualmente ricalcolata sia come redditi che come patrimonio.

Il limite è fissato in € 780,00 al mese per una persona singola e naturalmente sarà maggiore per soggetti con famiglie più numerose come da parametri OCSE. Oltre a questo benefit economico, allo scopo di reinserire il cittadino nel mondo del lavoro, la fruizione dell’incentivo sarà strettamente legata all’impegno attivo del beneficiario a trovare lavoro.

Saranno i Centri per l’Impiego, gli Uffici di Collocamento (che nel contratto vengono citati perché andrebbero potenziati) a mettere in atto tutte le azioni di politica attiva atte a permettere al beneficiario del reddito di cittadinanza, di trovare nuova sistemazione lavorativa.

I Centri si adopereranno a trovare lavoro ai beneficiari dell’incentivo e proporranno nell’arco temporale di 24 mesi, fino a tre collocazioni lavorative ad ogni singolo beneficiario. La norma prevede la decadenza dal beneficio in caso di rifiuto di tutte e tre le proposte lavorative. La soglia di 780 euro va tenuta in considerazione anche per la misura parallela al reddito di cittadinanza, cioè la pensione di cittadinanza. Si tratta di una misura di sostegno alle pensioni minime che consentirebbe ai pensionati più poveri, di riuscire comunque ad arrivare alla soglia di reddito utile ad uscire fuori da quella relativa alla povertà di cui parlavamo prima.

In pratica, si tratterebbe di una erogazione a corollario della pensione a tutti coloro che ne percepiscono una inferiore a 780 euro.

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