Coca Cola ha intenzione di avviare la produzione di una nuova bibita contenente cannabidiolo (Cmd), un estratto dalla più nota cannabis. Il nuovo soft drink dovrebbe essere destinato al settore Benessere, in cui la richiesta di bevande con sostanze non psicotrope estratte dalla cannabis sta subendo una forte crescita, soprattutto in Europa e nelle Americhe.

La multinazionale americana ha spiegato di star vagliando il campo e di essere al lavoro sul progetto di una nuova nuova bibita in collaborazione con l'Aurora Cannabis, società canadese da molto tempo nel settore.

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Dalla società di Atlanta, quotata in borsa e leader mondiale nel settore beverage analcolico, fanno sapere che gli sviluppi e le applicazioni del Cmd nel campo del food and beverage orientato al benessere sono seguiti con molto interesse e lungimiranza.

'Questo settore sta cambiando rapidamente' ha comunicato la Coca Cola Company, aggiungendo comunque come l'osservazione del settore sia ancora in fase preliminare e che nessuna decisione sia ancora stata presa.

Cannabidiolo, Cannabis e Marijuana

Il cannabidiolo è una sostanza non psicotropa della più nota cannabis sativa essendo un suo metabolita. Si tratta di un fitocannabinoide non psicoattivo tratto dalle infiorescenze della pianta. Ha una vasto spettro di efficacia su problematiche di tipo psicofisico poiché è un ottimo ansiolitico, antipsicotico e antidepressivo. Possiede, inoltre, un effetto analgesico, antinfiammatorio e antiossidante. Viene, inoltre, impiegato per le sue proprietà rilassanti, anticonvulsivanti e antidistoniche, funziona da distensivo per crisi di ansia e panico e favorisce il sonno.

La cannabis è, attualmente, uno degli "ingredienti" che riscuote maggior interesse da parte dei big players dell'industria alimentare mondiale che sperano e scommettono su una sempre crescente liberalizzazione negli anni a venire in diversi paesi. L'Italia, per esempio, è stato uno di quelli su cui molto era stato scommesso. Anche in Canada, per esempio, nazione in cui sorge la Aurora Cannabis, tra un mese esatto, il 17 ottobre prossimo, il consumo e la coltivazione di cannabis saranno legalizzati e la cannabis autorizzata anche per scopi ricreativi.

Non solo Coca Cola

Ma anche birra alla cannabis, e molto altro. A lanciarsi sul nuovo ingrediente sono i giganti del beverage mondiale che, subodorando la nuova opportunità commerciale della marijuana, hanno avviato collaborazioni e allacciato partnership per avviare la produzione di bibite cannabis-friendly. Ne sono esempio la canadese Molson Coors che produce birre e che, in collaborazione con un altro gruppo canadese, la Hexo, produttore di cannabis terapeutica, ha già in cantiere il progetto di bibite analcoliche a base di marijuana.

Non è la sola, ovviamente. Dal gruppo proprietario della birra Modelo, della birra Corona e della vodka Svedka, arrivano voci di investimenti oculati nel gruppo Canopy Growth, canadese anch'esso e specializzato in cannabis.

Il "Cannabusiness"

Il Canada è il primo esempio tra i paesi del G7 a riconoscere la cannabis come coltivazione legale. Una partnership importante e, soprattutto, strategica, quindi, quella tra il gruppo The Coca Cola Company e Aurora Cannabis, nell'attesa che anche negli States qualcosa si muova. Sempre più stati interni, infatti, nel corso del tempo, hanno legalizzato l'uso della cannabis per scopi non esclusivamente medicali, ora si aspetta solamente che queste "aperture" si riflettano sulle leggi federali comuni per tutti gli Stati Uniti.

Un mercato, quello statunitense, decisamente ampio e appetibile. Secondo i media a stelle e strisce, il "big deal" del gruppo di Atlanta porrebbe Coca Cola in una posizione dominante, trasformando la società statunitense nel primo e più grande produttore di bevande non alcoliche a proporre sul mercato bibite analcoliche, bevande, infusi e soft drink nel settore relativamente "chiuso" della cannabis. Il gioco di sponda di un'entrata nel settore benessere si presenta come il primo passo per l'esplosione economico-finanziaria e la conquista del mercato, all'interno dell quale la domanda di prodotti alla cannabis dovrebbe triplicare entro il 2020, per raggiungere un importante valore di circa 16 miliardi di dollari solo negli States, e di oltre 200 miliardi di dollari nell'arco di 15 anni.