Il Senato approva la fiducia tra risse e urla dell' opposizione. De Falco si astiene e Forza Italia esclama: "Il Paese ora è più povero". Il Partito Democratico, invece, ha promesso che ricorrerà alla Consulta per violazione del regolamento di Palazzo Madama. Nella manovra appena approvata è stato inserito all'ultimo il famoso "saldo e stralcio", una norma che era stata contestata e rimossa dai 5 Stelle, ma alla fine è stata inserita.

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Una legge che permetterà ad alcuni debitori con lo Stato di chiudere il contenzioso pagando una cifra agevolata, caso che fa pensare al padre di Di Maio che deve allo Stato più di 176mila euro.

Luigi Di Maio, manovra approva al Senato e 'saldo e stralcio' inserito

L'Aula del Senato approva la manovra con 163 voti a favore, 68 contrari e 2 astenuti. Ora la legge di bilancio dovrà passare alla Camera per il via libera definitivo, dove non avrà problemi ad essere confermata visto che la maggioranza parlamentare è molto consistente.

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Il testo approvato è composto da 270 pagine che stravolge totalmente la legge di Bilancio pensata inizialmente, all'interno ci sono le norme accordate con la Commissione europea e gli accordi ultimi tra Lega e Movimento 5 Stelle. Le opposizioni non contestano solo i contenuti della manovra ma anche il metodo: il maxi emendamento arrivato in area Cesarini è stato poi anche limitato direttamente alla commissione Bilancio del Senato senza alcun voto, quasi alla cieca.

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Politica

Nel testo appena passato è stata approvata una legge che è stata chiamata "ad personam". Il "saldo e stralcio", voluto dalla Lega ma rifiutato dai 5 Stelle, è rientrato all'ultimo minuto nel maxi emendamento. Di cosa si tratta? La legge consentirà ai contribuenti che hanno debiti con il Fisco italiano e che si trovano in una situazione di difficoltà economica, di sanare il debito con un sistema modulato su tre differenti aliquote agevolate e in base all'Isee.

Il caso del padre di Di Maio

Il "saldo e stralcio", casualmente, è stato reintrodotto dopo il caso del padre di Di Maio. Antonio Di Maio, infatti, dal 2001 al 2011 ha ricevuto ben 33 cartelle esattoriali: debiti previdenziali, tributari e contributivi non pagati per un totale di 176.724,59 euro. Il padre del vicepremier aveva già aderito alla rottamazione delle cartelle, ma risulta che da luglio non ha più pagato le rate.

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Con il "saldo e stralcio", facendo alcuni calcoli velocemente, considerando l'Isee del padre la partita debitoria potrebbe chiuderla con una cifra che parte da un minimo di 24mila a un massimo di 52mila euro. Facendolo così risparmiare una cifra che può andare dai 98mila ai 125mila euro.

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