Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la BCE potrebbe rivedere in senso meno restrittivo la propria posizione in merito alle operazioni di aggregazione tra istituti bancari.

Le principali motivazioni alla base di questo cambio di orientamento risiedono nella constatazione che istituti di credito più grandi potrebbero affrontare in modo più efficace le sfide derivanti dalla politica dei tassi d'interesse negativi, dalla competizione internazionale con gli istituti americani e asiatici e contribuire positivamente alla crescita economica dei paesi dell'area Euro.

Una politica meno restrittiva sulle operazioni societarie renderebbe gli istituti europei veramente Liberi Di Scegliere la propria strategia di sviluppo.

La BCE e gli aumenti di Capitale in caso di fusione

In precedenza, la posizione ufficiale del Meccanismo di vigilanza unico, il sistema europeo di vigilanza bancaria che comprende la BCE e le autorità di vigilanza nazionali dei paesi partecipanti è stato abbastanza negativo in merito alle operazioni di aggregazioni tra istituti di credito.

In particolare, sotto la direzione di Danièle Nouy, in occasione di progetti di aggregazione di dimensioni rilevanti, al fine di concedere l'autorizzazione a procedere con la fusione è stato richiesto di procedere ad operazioni di aumento di capitale.

Questo è ad esempio avvenuto in italia per l'operazione di Banco Popolare e Banca Popolare di Milano che ha dato vita a Banco BPM, terzo gruppo bancario del paese.

A tale proposito si può altresì ricordare come sia invece fallito il progetto di aggregazione tra Deutsche Bank AG e Commerzbank AG a causa dei costi e della difficoltà di realizzare la fusione.

La svolta con la nomina dell'italiano Enria alla vigilanza BCE

Da quando l'italiano Enrico Enria ha preso il posto di Danielle Nouy, sembra che ci sia stato un cambio di orientamento e che sia possibile portare avanti operazioni di fusione senza la necessità di un aumento di capitale.

In particolare, come evidenziato da Johannes Borgen via Twitter, un'interessante banco di prova potrebbe essere l'ipotesi di aggregazione tra due istituti spagnoli di medie dimensioni Unicaja e Liberbank.

I due istituti non presentano un merito di credito particolarmente elevato, con Liberbank a Ba2/BB+ e Unicaja a BBB-/Baa3, dunque se otterranno il via libera al completamento della fusione, senza rilevanti oneri in termini di aumento di capitale ci saranno ottime prospettive per ulteriori processi di aggregazione a livello Europeo

Perchè la BCE ha modificato il proprio orientamento

La frammentazione del sistema bancario europeo, e le dimensioni subottimali degli istituti di credito costituiscono un problema crescente in un contesto di bassi tassi d'interesse che erodono i margini di profitto, concorrenza da parte degli istituti americani e asiatici, oltre che da parte delle nuove realtà fintech e ultimo, ma non per importanza, rallentamento dell'economia globale.

Attraverso un processo di aggregazione, le banche europee saranno probabilmente in grado di riguadagnare terreno sui propri concorrenti e, secondo Jérôme Legras, responsabile della ricerca di Axiom Alternative Investments,è possibile che la BCE consideri l'allentamento sulle fusioni come un modo per rendere più sostenibile la politica di tassi negativi che sta portando avanti.

Considerando che la Germania ha più di 1.500 banche, l'Italia ne ha 500, la Francia ne ha 400 e la Spagna 200, il cambiamento di atteggiamento verso le fusioni potrebbe aiutare un maggior numero di banche più piccole ad aprirsi all'idea.

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