Dopo le elezioni europee del mese di maggio del 2014 cosa cambierà per l'Unione e per la moneta unica? La domanda è d'obbligo vista la crescita dei consensi, anche in Italia, per i partiti e per i cosiddetti movimenti 'no euro', e comunque per quelle correnti politiche che vorrebbero costruire una nuova Europa, meno burocratica e più orientata al benessere ed ai bisogni dei cittadini dopo tanti anni di crisi.



Ed allora, la moneta unica è una conquista da preservare? Cosa manca all’Europa di oggi per uscire dalla crisi? Ebbene, il ritorno dei Paesi europei alle loro vecchie valute rappresenterebbe un pericoloso salto nel buio, mentre più vantaggioso, specie per Paesi come l'Italia, la Spagna, la Grecia ed il Portogallo, sarebbe un rilancio dell’azione europea a livello internazionale.

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Ma come?



Ebbene, dopo le elezioni di maggio 2014 l'Europa da qui ai prossimi cinque anni deve necessariamente modificare quelle che sinora sono state le priorità. A parole in questi ultimi mesi si è parlato di dare più spazio alle misure per il sostegno allo sviluppo, alla crescita ed all'occupazione a fronte però di azioni per il risanamento dei conti pubblici e per il contenimento del debito che mal si sposano con il bisogno di interventi caratterizzati da ingenti investimenti.





Da questo punto di vista il dopo-elezioni sarà decisivo per capire se si abbandoneranno finalmente le politiche, fine a se stesse, di rispetto dei vincoli e dei parametri europei, e se quindi si costruirà finalmente un nuovo modello economico nel Vecchio Continente.