Continua la fuga degliitaliani che si trasferiscono all'estero per lavoro.Secondo Aire (l'ufficio del ministero degli Interni che tieneconto di tale dato) infatti rivela che nel 2013 i flussi inuscita sono aumentati ancora del 19%, un dato che seguel'incremento del 30% constatato nel 2012. Fatti icalcoli, ciò vale a dire che gli italiani che in due anni hannovarcato i confini nazionali, per cercare lavoro all'estero sonocresciuti del 55%, passando da 61mila nel 2011 a 100mila nel2013. La notizia è riportata dal quotidiano "La Repubblica".
Sempre il quotidianoriporta un altro dato ancor più clamoroso, reso noto nelcorso della trasmissione radiofonica dell'emittente Radio24"Giovani Talenti", e relativo al rapporto tra giovaniemigranti italiani e Inghilterra.
Nel 2013 infatti l'incrementodi persone di età compresa tra i 20 e i 40 anni che si sono direttinel paese anglosassone sono stati ben il 71% in più rispettol'anno precedente.
Questi dati rivelanocertamente da una parte il fatto che oramai sempre più giovanisentano l'Europa come la loro casa e non abbiano problemi atentare un'esperienza in uno dei paesi del VecchioContinente, con la Gran Bretagna, appunto, come metà preferitama seguita da Germania, Svizzera e Francia; tuttavia d'altraparte, riportano anche ad un preoccupante ricordo di quandogli italiani, a milioni, fuggivano con poche cose o senza nulla,verso i quattro angoli del pianeta, nella speranza di avere altroveil futuro che in patria non avrebbero potuto avere.
In parte ècome se si fosse tornati indietro di quasi un secolo, fatte le dovuteproporzioni, in pochi anni. E forse questo fatto non dovrebbe fardormire sonni tranquilli a noi, ma soprattutto a chi questo paeselo governa. Sempre che non si voglia assistere alla mortedell'Italia con la fuga dei suoi figli.