Da pochi giorni Jean Claude Juncker è il nuovo (vecchio ndr) presidente della Commissione Europea. Un'organo che, a seguito del Trattato di Lisbona, ha più poteri in campo esecutivo e che, secondo i piani del neopresidente prevede da febbraio 2015 ben 300 miliardi di investimenti pubblici e privati per rilanciare la crescita e l'occupazione. Un'azione di tipo Keynesiano che secondo gli esperti di economia di Bruxelles dovrebbe dare una spinta notevole all'Industria europea. Ci vorranno ben sette mesi a partire da oggi per approvare le misure che interverranno, nazione per nazione, in maniera specifica.

Tuttavia le perplessità sono d'obbligo.

Eurostat ha diffuso proprio in questi giorni i dati di produzione industriale di tutta la zona europea con dati non di certo incoraggianti. In giugno la produzione industriale è scesa di 1,1 punti percentuali e la stessa fiducia degli investitori nella Germania, il vero motore d'Europa, è in discesa. Dal 2008 sotto la scure della Crisi economica, il vecchio continente ha lasciato sulla sua strada ben 25 milioni di disoccupati con ritmi sempre crescenti. Di questa cifra sono 3 milioni gli italiani che hanno perso e non riescono a trovare lavoro. Dati che allarmano maggiormente se si fa una disamina dei giovani disoccupati nelle nazioni più colpite dalla crisi: 58% in Grecia, 54% in Spagna e 43% in Italia.

Purtroppo va fatta anche una considerazione. La Banca Europea degli Investimenti (BEI) aveva già in essere un piano per finanziare la crescita di 180 milioni di euro con i risultati che sono evidenti: il carico fiscale in alcune nazioni è aumentato ed i fallimenti raggiungono cifre spaventose.

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Altro elemento che incoraggia gli euroscettici e quindi gli investitori è rivolto ai giovani che non sono solo disoccupati temporaneamente ma strutturalmente. Questo significa che la ripresa senza innovazione, giovani idee e la spinta delle "nuove menti" non potrà avvenire se non in un lungo periodo.

Il 7,5% di crescita della Cina fa spavento se si pensa che si prevede una crescita di tutta l'Unione Europea di poco superiore al punto percentuale. Probabilmente, fino ad oggi, le politiche economiche europee sono state insufficienti e se si propone la stessa ricetta, probabilmente, tra qualche mese si parlerà, ancora una volta di "Descrescita Europea".