La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che un uovo umano usato per produrre cellule staminali ma incapace di svilupparsi all'interno di un embrione vitale può essere brevettato. In una decisione di enorme interesse per le società di biotecnologia che investono nella ricerca delle cellule staminali, la massima corte dell'Unione Europea ha deciso che tali uova non si possono definire propriamente ciò che costituisce l'embrione umano.

"Di conseguenza, gli usi di tale organismo per scopi industriali o commerciali possono, di regola, essere brevettati" ha riferito la corte in un riepilogo della recente decisione.

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A luglio, l'avvocato Pedro Cruz Villalon aveva raccomandato alla Corte di Giustizia Europea le cellule staminali che non rientrano nelle leggi dell'EU, regole che negano i brevetti sulle uova che potrebbero svilupparsi in un embrione umano.

La Corte di Giustizia Europea è la massima corte in Europa sulle questioni della legge EU e, soprattutto, segue tali raccomandazioni. Il caso è stato proposto dall'International Stem Cell Corporation contro il Property Office intellettuale del Regno Unito per essersi rifiutato di accordare due brevetti. Le autorità britanniche avevano dibattuto la questione perché le uova coinvolte erano attive e in via di sviluppo, anche se non fertilizzavano da sperma umano, quindi la legge dell'Unione Europea intendeva dire alla società che non poteva assicurare un loro brevetto.

La società ISC ha così contestato la legge, dicendo che le uova, attivate da un processo chimico noto come partenogenesi, non potevano svilupparsi all'interno di esseri umani per la mancanza del completo DNA richiesto.

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Le cellule staminali embrionali umane provenivano originariamente da uova fertilizzate normalmente, ma questo ha causato serie apprensioni perché gli embrioni sono stati conseguentemente distrutti quando le cellule staminali sono state raccolte.

Di conseguenza, gli scienziati hanno dato il benvenuto allo sviluppo della partenogenesi in quanto soddisfa almeno alcune di queste questioni, permettendo loro una coscienza più chiara in uno dei campi pionieristici della ricerca nella cura sanitaria. Cruz Villalon ha anche riconosciuto, comunque, che la recente ricerca ha focalizzato la possibilità che tali uova possano in futuro essere così modificate da essere considerate in effetti embrioni umani. In tal caso, gli Stati membri dell'Unione Europea avrebbero ancora il diritto, secondo la legge esistente, di negare i brevetti per motivi etici e morali, ha concluso Villalon.