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Sono ore frenetiche, di incertezza, di curiosità. Il negoziato tra il governo greco e la Commissione europea prosegue trascinandosi con sé un fiume di interrogativi. Tsipras e Juncker, nella parte del debitore e del creditore, provano a far pesare la propria condizione con la speranza di siglare un accordo last minute. Un'intesa che in molti auspicano ma che, nel concreto, non risolverebbe i problemi della Grecia. L'esposizione debitoria di 330 miliardi di euro non potrebbe rientrare di certo né con il supporto biennale del fondo salva Stati, né con la ristrutturazione del debito stesso. Sullo sfondo resta il referendum indetto da Tsipras che chiamerà il popolo ellenico a pronunciarsi sull'accettazione (o il rigetto) dell'ultimo diktat targato Bruxlles.

Una consultazione che va ben al di là del suo esito stesso poiché rappresenta il primo vero spartiacque per la giovane storia dell'Ue.

La mobilitazione per il referendum

Renzi ha paragonato il referendum a un derby tra euro e dracma seppur economisti di prim'ordine hanno smentito il collegamento tra la possibile vittoria del "No" e l'addio alla moneta unica. "Mentre l'intera squadra degli burocrati responsabili della catastrofe della Grecia e della stessa Ue entra a piedi uniti nella campagna elettorale di quel popolo a sostegno del Sì, indifferente alle più elementari regole democratiche - ha attaccato Marco Revelli, esponente di L'Altra Europa con Tsipras - il nostro Presidente del Consiglio spera di guadagnarsi un occhio di riguardo da parte dei potenti di turno esibendo i propri compitini a casa col tono dello studente somaro che approfitta delle difficoltà degli altri per cavarsela a buon prezzo".

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Il partito sorto dalle ultime elezioni europee, ha organizzato una mobilitazione generale in tutta Italia fino a venerdì 3 luglio allo scopo di "resistere" con il no per liberarsi del "cappio della Troika".

Il destino già scritto dell'Europa

"Il caso Grecia è solo l'evoluzione di un percorso iniziato con l'ingresso dell'euro e l'avvento dell'austerità imposto dall'Eurocrazia". Ad affermarlo è Manlio Di Stefano, esponente del Movimento5Stelle e membro della III Commissione Affari esteri e comunitari della Camera. Di Stefano definisce "impensabile" l'ipotesi di un accordo tra il governo e Bruxelles: "Se ci mettiamo nell'ottica di chi sta giocando a poker ha ragione Tsipras a cercarlo, ma per il popolo greco che è alla stremo è inaccettabile ragionare con la Troika". "Con il debito fuori controllo della Grecia - ha aggiunto - in una struttura rigida come l'Ue che non ti permette di creare nuovo debito, non esistono riforme possibili in grado di risollevarla". "Sono assolutamente favorevole al referendum - ha precisato Di Stefano - ma ho il timore che sia solo un tentativo da parte di Tsipras di scaricare eventuali colpe future sulla decisione assunta dal popolo greco".

L'accanimento terapeutico dell'Ue

"Anche se dovessero dilatare di due anni il debito - si domanda l'esponente Cinque Stelle - la Grecia riuscirà mai a pagare i creditori? La risposta è No. La Grecia non ha un euro in tasca e la prova che ci ha dato questa Europa (e l'esperienza italiana stessa) è che maggiore è l'austerity e minore è la possibilità di fare cassa per pagare il debito". "Mi sembra quella classica condizione - ha attaccato Di Stefano - nella quale si mette il debitore nella posizione di rimanere sempre più incastrato nel debito così da fargli pagare sempre più interessi. Qui non c'è da parte di nessuno la volontà che la Grecia esca dalla crisi, qui c'è una volontà di mantenere il corpo in vita per vedere se gli si può spennare ancora qualcosa". "È giusto che il popolo greco - ha concluso - possa scegliere quale strada di sofferenza percorrere ma tra una che conduce ad una rinascita possibile e la seconda che cura solo gli interessi dell'Europa, è giusto optare per la prima di speranza".