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Sono passati vent'anni da quell'11 luglio del 1995, quando le truppe del generale Ratko Mladic massacrarono oltre 8.000 musulmani Bosniaci: uomini e bambini. Il cimitero di Potocari accoglie 6.241 vittime. Ieri, davanti a quello stesso mausoleo, il premier serbo Aleksandar Vucic aveva posato un fiore. Il gesto di Vucic, preceduto da una lettera aperta di ferma condanna nei confronti di quanto successo a Srebrenica vent'anni fa, è stato però contestato dalla folla.

"Un crimine terribile" 

Vucic, nella lettera, aveva più volte sottolineato la gravità del "terribile crimine" perpetrato dalle forze di Mladic, aggiungendo di non riuscire a trovare le parole per esprimere le proprie scuse alle vittime della rabbia ceca delle truppe serbo-bosniache.

"La Serbia - continua la lettera - condanna in modo chiaro e senza ambiguità questo crimine orribile ed è disgustata da quanti vi hanno preso parte e continuerà a portarli davanti alla giustizia".

Arrivato a Potocari, Vucic aveva ricevuto anche il "fiore di Srebrenica", un lavoro realizzato all'uncinetto dalle mani di quelle donne che vent'anni fa furono private di mariti, figli e padri. Davanti al mausoleo, invece, il premier serbo è stato violentemente contestato dalla folla, che gli ha lanciato contro sassi e scarpe, continuando a urlare "tornatene a casa!". Uno di quei sassi, secondo quanto riportato dall'agenzia stampa serba Tanjug, avrebbe raggiunto Vucic in pieno volto, rompendogli gli occhiali. Per questo il ministro dell'Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, non ha esitato a parlare di "tentato omicidio", esigendo scuse pubbliche da parte della Bosnia, che ha ovviamente condannato il gesto.

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"Stava succedendo il finimondo"

Per le strade di Firenze quella di ieri è stata una giornata tranquilla. Blastingnews ha chiesto a turisti e Fiorentini cosa ricordano del 1995 e cosa pensano, vent'anni dopo, del massacro di Srebrenica. Gli Americani, i più giovani, fanno fatica a capire di cosa si stia parlando. Gli Europei, invece, si sono mostrati più consapevoli di quello che, come ha scritto ieri il premier Renzi su Facebook, stava succedendo "in casa loro". "Avevo vent'anni e ricordo bene quel periodo. La situazione mi pareva confusa e riuscii a capire soltanto dopo un po' di tempo quello che era successo - racconta Giovanni, marchigiano di 40 anni trasferitosi a Firenze ai tempi dell'Università -. Ricordo di essermi seduto in riva al mare e di aver pensato: 'Dall'altra parte di questo stesso mare, sta succedendo il finimondo'. Ma ancora non ne avevo capito la gravità".

Alice, Francese di 55 anni, dice di aver "sempre sospettato che stesse succedendo qualcosa di strano in Bosnia.

Com'è possibile che delle truppe organizzate, sì, ma non ai livelli delle truppe olandesi siano riuscite a fare esattamente ciò che volevano in un'area controllata dalle Nazioni Unite? Molto semplicemente, non è possibile. Il tempo mi ha dato ragione" conclude, citando un recente articolo dell'Observer. Secondo il settimanale inglese, infatti, Onu, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna sapevano quel che sarebbe successo in Bosnia ma preferirono non intervenire, sperando di raggiungere poi un accordo coi serbi.