Chiedendo in giro, risulterebbe quasi impossibile trovare qualcuno che non ha un cugino, un nipote o un caro amico a Londra e dintorni. Numeri che aumentano quando ai nuovi londinesi si aggiungono gli italiani a Bristol, Liverpool o Manchester, tanto per citarne alcune. Insomma, negli ultimi anni il Regno Unito ha attratto numeri sempre più alti di emigranti, per lo più polacchi. Quest'anno, per la prima volta il secondo posto per nuovi arrivi è andato all'Italia. Chi arriva a Londra? Professionisti, è vero, ma anche ragazzi in cerca di un lavoro, spesso un lavoro qualsiasi.

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E' proprio questa la categoria che potrebbe essere colpita dalle intenzioni del governo britannico che, con le parole del ministro dell'Interno Theresa May, annuncia di voler mettere un freno all'immigrazione, inclusa quella made in UE di chi arriva alla ricerca di un lavoro.

In poche parole, sarà possibile trasferirsi solo con un lavoro in mano. E le stesse misure potrebbero essere attuate anche nei confronti di chi ha studiato in Gran Bretagna e che, non per questo, ha il diritto di rimanere nel paese.

La proposta: modificare Schengen

Basta disoccupati, basta 'turisti del welfare': è questo il messaggio che arriva dalla Gran Bretagna, rivolto ai cittadini dell'Unione Europea ma non solo. Per Theresa May, ministro dell'Interno britannico, Schengen avrebbe generato un sistema fuori controllo e disatteso le aspettative iniziali, che riguardavano la possibilità di potersi muovere liberamente per lavorare e non, dice May, per sfruttare le politiche previdenziali di un altro paese. La Gran Bretagna non intende vietare la libera circolazione ma porre dei limiti ai nuovi ingressi e sopratutto evitare l'arrivo dei disoccupati.

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Un'idea, quella degli ingressi limitati, già avanzata da Cameron cinque anni fa. Per May, gli attuali accordi di Schengen avrebbero anche alimentato l'emergenza migranti che questa estate più che mai ha riguardato tutti i paesi dell'Unione Europea. Per 'sbarazzarsi' degli irregolari, Londra è già pronta a investire.

Il punto di vista di chi vive a Londra

Esperti di marketing, giornalisti, manager, ingegneri, chimici: la varietà dei saperi di chi arriva in Gran Bretagna è infinita. Alcuni arrivano alla ricerca di un lavoro, altri con un contratto già in mano. Eppure si tratta di preziosi professionisti a cui Londra potrebbe rinunciare in futuro. Ma non è tutto. L'altra larga fetta dell'immigrazione italiana è costituita da giovani che, col pretesto di imparare l'inglese, arrivano in Inghilterra disposti a fare qualsiasi lavoro, dal lavapiatti al cameriere in un ristorante o in una delle tante catene che vende caffè a caro prezzo.

Federica ha 27 anni, è arrivata a Londra con in mano una laurea in marketing.

La sera faceva la barista, il giorno distribuiva curriculum in giro e sosteneva colloqui per avere una chance nel proprio campo. Alla fine ce l'ha fatta e, dopo uno stage (pagato!), è stata assunta. "Le parole del ministro fanno male - dice Federica - . Non riesco a non pensare al fatto che una legge del genere mi avrebbe impedito di venire qui. Mi fa male sapere che ai loro occhi sarei stata semplicemente una disoccupata in più. E invece mi sono subito rimboccata le mani, dopo pochi giorni lavoravo in  un bar e non ho mai rubato il lavoro a nessuno". Non ci resta che sperare per il meglio, conclude Federica. Ma il futuro potrebbe non essere così roseo.