La Commissione europea presenta oggi ai deputati del Parlamento un pacchetto contenente misure di contrasto all'elusione fiscale che, secondo le stime del gruppo di lavoro, ogni anno grava sul bilancio europeo complessivamente per circa 70 miliardi di euro. Per questo la Commissione ha deciso di dotarsi di nuove regole che rendano le tasse sulle imprese più eque e comuni per tutti gli Stati membri.

Il nuovo piano della Commissione si basa su due concetti principali contro l'elusione fiscale: da una parte si definisce la base imponibile, con criteri omogenei per i diversi Strati, sulla quale applicare l’imposta alle società; dall'altra si richiede alle aziende di versare le tasse dovute nei Paesi dove vengono generati i profitti.

In questo modo gli Stati membri possono mettersi d’accordo tra loro per stabilire quante tasse dovrebbero pagare le società, introducendo così maggiore trasparenza e forzando le aziende in questione a dichiarare i loro introiti. 

Ma le nuove norme introducono anche altre funzionalità: tra queste, la possibilità di tutelare gli eventuali informatori che permettano di scoprire reati di natura fiscale. È il caso che ha interessato recentemente Belgio e Lussemburgo. Lo scorso mese, la Commissione europea aveva imposto al governo di Bruxelles il recupero di circa 700 milioni di euro evasi o elusi da parte di 35 multinazionali. Il Paese era finito nel mirino della Commissione proprio per uno speciale regime fiscale - non a caso ridefinito ''solo in Belgio’ – considerato illegale dalla Commissione.

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Situazione analoga per il caso Lussemburgo: gli accordi fiscali stipulati con Fiat hanno portato alla casa automobilistica grossi vantaggi, consentendo una riduzione indebita dell’onere fiscale stimata dalla Commissione in 20-30 milioni di euro. Nel mirino anche McDonald, per i favori fiscali ricevuti dal Granducato a partire dl 2009.  

Si era così venuta a creare una sproporzione all'interno della Ue. Da una parte, i governi di alcuni Paesi (tra cui l’Italia) sono stati costretti a imporre misure di austerità, tagliando la spesa per riequilibrare il bilancio e sopperire alle difficoltà economiche. Nell'altro versante alcuni Stati, tra cui quelli citati, attiravano investimenti stranieri grazie alla possibilità offerta alle multinazionali di pagare meno imposte, operando una concorrenza sleale verso gli altri Paesi. Recente il caso Google, che dovrà pagare allo Stato italiano oltre 200 milioni di euro per proventi pubblicitari versati da clienti italiani ma contabilizzati in una società irlandese.

Le nuove misure, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbero riportare maggiore equilibrio nel sistema fiscale della Ue, senza dimenticare la tutela per le aziende ‘oneste', ovvero quelle che dichiarano quante tasse versano ad ogni Stato nel quale operano. Intanto, il Parlamento europeo ha assegnato il compito di indagare sulla vicenda a due commissioni.