Papa Francesco è noto per essere un leader di azioni più che di parole. Nonostante molti critici sostengano che è un esperto di “marketing celestiale”, l’ultima dimostrazione del suo impegno cristiano l’ha fatta durante il viaggio in Grecia tra profughi e immigrati. Poteva restare soltanto la fotografia degli abbracci tra la folla di rifugiati, con il gesto di ricordare le vittime della guerra lanciando fiori al mare. Ma il Pontefice non solo ha portato un discorso di conforto a tutte le vittime della guerra che sono rifugiate nel campo di Moria, ma ha invitato a vivere in Vaticano 12 profughi.

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Tre famiglie siriane, composte da sei adulti e sei bambini che potranno rifarsi una vita lontano dal conflitto e la tragedia.

Esempio per la leadership europea

La mossa di Papa Francesco è stata una sorpresa audace dal punto di vista politico e di sicurezza.

Con questo invito Jorge Bergoglio ha cercato di fare un richiamo alla leadership europea per cercare una soluzione alla crisi umanitaria dell’immigrazione. “Sono venuto qui per dirvi che non siete da soli, sono venuto qui per ascoltare le vostre storie”, ha detto Papa Francesco. Il Santo padre ha confessato che è stato un momento molto emozionante e intenso, non riusciva a trattenere le lacrime. “Sempre c’è qualcuno che può darvi una mano per aiutare. Questo il mio messaggio oggi. Non perdete la speranza”, ha detto.

Il pranzo collettivo

Ad accompagnare Papa Francesco in Grecia c’erano il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, e l’arcivescovo di Atene e di tutta Grecia, Girolamo II. Tutti si sono mossi con un minibus perché questa volta non c’era la papamobile. Secondo Elisabetta Piqué, vaticanista del quotidiano argentino La Nación, hanno pranzato in un container con otto rifugiati al campo profughi di Moria e hanno lanciato corone di fiori al mare nel porto di Mytilene per ricordare le persone morte cercando un luogo dove vivere in pace.

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Piqué ha anche detto che tra Papa Francesco e il presidente della Grecia, Alexis Tsipras, c’è stata molta sintonia.

La visita di Francesco

Più che un campo rifugiati Moria sembra un campo di concentramento, con filo spinato e muri di cemento. Piqué, in viaggio con Papa Francesco, ha detto che per la visita del Pontefice il luogo è stato allestito con tende, containers e una profonda pulizia. I profughi hanno ricevuto vestiti nuovi e hanno potuto farsi la doccia. “Come uomini di fede dobbiamo unire le nostri voci per parlare apertamente nel nome di dio. Speriamo che il mondo guardi queste situazioni tragiche di necessità, veramente disperate, e risponda in un modo degno della nostra umanità comune”, ha detto Papa Francesco. Durante la visita, Papa Francesco ha stretto mani, ha baciato molti bambini e ha salutato le donne musulmane con lo hijab, chinandosi con la mano sul petto come segno di rispetto. Piqué racconta che un rifugiato pachistano è esploso in un lungo pianto ai piedi di Francesco urlando: "Bless me, Father, bless me".

In borsa, Papa Francesco ha portato con sé i disegni fatti dai bambini profughi. Ha detto di volerli tenere sulla sua scrivania in Vaticano per ricordare questo viaggio toccante.