Nuovo colpo delle forze dell’ordine contro il terrorismo. In un’operazione di sicurezza, la polizia di Brescia ha smantellato una cellula jihadista in Italia. Grazie ai lavori coordinati con la polizia del Kosovo, è stato arrestato Imishiti Samet, un presunto terrorista legato allo Stato Islamico, che arruolava nuovi combattenti sfruttando gli strumenti della rete. L’uomo è accusato anche di apologia al terrorismo e istigazione all'odio razziale.

Il caso italiano

Al presunto terrorista è stato sequestrato il materiale con il quale cercava di convincere giovani ragazzi ad immolarsi in nome della causa islamica. “Ricordatevi che non ci sarà più un Papa dopo questo, questo è l'ultimo”, si leggeva in uno dei manifesti che diffondeva sui social network.

Altre tre persone sono state arrestate insieme a Samet. Ma la rete di terroristi utilizzava non solo le parole come armi: avevano anche una pistola calibro sette di fabbricazione slava e una pistola carabina fabbricata in Russia.

Lo sfruttamento delle tecnologie

I terroristi sono diventati molto bravi con le nuove tecnologie. Lo sfruttamento di queste risorse è stato un canale in più per aumentare le file di combattenti. La Jihad 2.0 ha a disposizione molti strumenti degni dell’industria della comunicazione più avanzata. Una produzione degna di Hollywood. I terroristi dello Stato Islamico hanno creato una piattaforma di telecomunicazioni, con documentari, video istruttivi e anche video-giochi, per addottrinare soprattutto bambini e giovani.

Il fenomeno Isis in rete

Lo scrittore e giornalista Andrés Ortiz, autore del libro “Jihad. Così lo Stato Islamico ha conquistato Internet e i media”, spiega molto bene questo fenomeno in continua trasformazione.

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Le autorità farebbero bene ad analizzare questa nuova frontiera del crimine organizzato.

L’inchiesta

Nel libro, Ortiz spiega come le reti jihadiste conquistano giovani ad ogni click. I più vulnerabili sono ragazzi isolati dalla società, disoccupati, che hanno perso la speranza di avere un futuro nella società. I social network dell'Isis diventano così in un canale “ideale” per sentirsi compresi e rassicurati: “Non è necessario avere un alto livello di formazione informatica. Qualsiasi utente con conoscenze elementari può accedere e mettersi in contatto con i profili di jihadisti su Facebook o Twitter”. Ortiz segue il fenomeno da molti anni, da diverse prospettive.

Le tipologie

Secondo lui, ci sono tre tipi di terroristi che arruolano giovani su Internet: “Ci sono quelli che si dedicano alla diffusione della propaganda della paura, quelli che cercano nuovi finanziatori economici e quelli che hanno come obiettivo coinvolgere nuove persone nella jihad”.

Reti nascoste

Per lo scrittore e giornalista, bisogna avere massima allerta nelle cosiddette “web nascoste”, quelle che si trovano soltanto se qualcuno ha procurato l’indirizzo.

Questi siti sono quasi impossibili di monitorare. “È il focus più pericoloso – ha aggiunto -. Si moltiplicano con contenuti barbari. Si naviga senza lasciare traccia. È qui dove i terroristi scambiano armi, medicinali, droghe e finanziamenti”.