Airbnb e Uber. Due parole che, negli ultimi mesi, sono sulla bocca di tutti. Di cosa si tratta? Airbnb è una piattaforma dedicata all’affitto di appartamenti o singole stanze aperta a tutti. Se qualcuno, per un motivo qualsiasi, volesse fittare il proprio appartamento (o una singola stanza), ha la possibilità creare un annuncio su Airbnb ed entrare in contatto con i potenziali clienti. Uber, invece, permette a chiunque di trasformare la propria auto in un taxi e di fare da accompagnatori ad altri utilizzatori dell’app. Il guidatore può ripagarsi la benzina e ottenere un piccolo guadagno, il ‘cliente’ può risparmiare diversi euro sulla cifra che spenderebbe se usasse un ‘normale’ taxi.

Entrambi i servizi stanno andando molto bene, sia perché strettamente collegati a Internet (che è sinonimo di immediatezza), sia perché (soprattutto) permettono agli utenti di risparmiare non pochi soldi su pernottamenti e spostamenti.

Contro la sharing economy  

Airbnb ha avuto grande successo in Germania. Se da una parte ci sono residenti felici di poter arrotondare lo stipendio mettendo a disposizione il proprio appartamento, dall’altra ci sono altre persone meno felici di questo ‘boom’. Gli albergatori, ad esempio. E la protesta della categoria, iniziata diversi mesi fa, ha portato a delle limitazioni: a partire dal 1° maggio a Berlino non è più possibile affittare interi appartamenti, ma solo singole stanze. Chi vuole concedere il proprio appartamento ai turisti per brevi periodi, deve prima ottenere il permesso dalla città.

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Chi non rispetta la legge rischia fino a 100 mila euro di multa.

Scende in campo l’UE  

Ma l’Unione Europea, secondo quanto riportato dal Financial Times, è contro qualsiasi tipo di ostacolo nei confronti delle aziende della sharing economy. I divieti ‘devono essere revocati’ secondo l’UE, perché ‘difficili da giustificare’. A breve verranno pubblicate delle linee guida per la sharing economy, che secondo l’Unione deve essere sostenuta e non scoraggiata. Nel caso della Germania, potrebbe essere fissato un numero massimo di giorni per cui è possibile affittare un appartamento, e quindi revocare l’attuale divieto.

In Italia si sta cercando di regolamentare l’economia della condivisione. L’intenzione è quella di promuoverla, per permettere a più gente di contribuire allo sviluppo economico del paese. Ma allo stesso tempo, come ogni attività economica, è importare chiarire l’aspetto fiscale. La proposta, ribattezzata ‘Sharing Economy Act’, intende tassare al 10% gli introiti generati dai vari servizi come Uber e Airbnb per redditi fino a 10 mila euro. Sopra la soglia dei 10 mila, i redditi si cumuleranno a quelli provenienti da lavoro autonomo o dipendente e si applicherà l’aliquota corrispondente. Le piattaforme dovranno trattenere la cifra e versarla all’erario per conto degli iscritti.