Un libro che potrebbe rivelarsi una bomba. Anzi, prima ancora della sua uscita, complici le anticipazioni pubblicate dal quotidiano britannico Daily Mail, il manoscritto è già divenuto bollente perché rende conto del presunto complotto ordito dai vertici del partito Conservatore alla vigilia del referendum sulla Brexit per sbattere fuori dalla porta del numero 10 di Downing street il primo ministro David Cameron. Certo, il libro è opera di Craig Oliver, già direttore della comunicazione di Cameron per cinque anni.

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Per questo le conclusioni a cui giunge dovrebbero essere prese con le pinze, anche se le prove addotte sono molteplici, comprese inequivocabili, e difficilmente smentibili, comunicazioni digitali.

Un giallo che ha assunto i contorni di un dramma di William Shakespeare con Cameron nei panni di Otello e il duo Theresa May-Boris Johnson a vestire quelli di Desdemona e Jago.

Scatenare i demoni

In pratica, l’attuale inquilina di Downing Street, Theresa May, schierata ufficialmente a favore del Remain come Cameron, si sarebbe chiusa in un fragoroso silenzio proprio allo scopo di far trionfare la Brexit per prendersi poi, con tutta calma, lo scalpo dell’etoniano. E un altro ex studente di Eton, Boris Johnson (attuale ministro degli Esteri), contrariamente alla May schierato per la Brexit, avrebbe cambiato più volte idea di fronte a Cameron con la speranza, lascia intendere l’autore, di strappare un accordo politico vantaggioso al suo compagno di studi. Queste le notizie scottanti contenute in ‘Unleashing demons: the inside story of the referendum’ (Scatenare i demoni: la storia segreta del referendum), il libro che rischia seriamente di divenire un fenomeno editoriale.

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‘Submarine May’ e le capriole di Boris

Scrive Oliver che l’attuale primo ministro in gonnella, pur parteggiando ufficialmente per il Remain, per ben 13 volte fece scena muta in occasione di manifestazioni organizzate al fine di evitare la Brexit. Un prolungato doppio gioco che ha fatto andare su tutte le furie il povero Cameron, costretto ad una perentoria telefonata alla collega di partito per costringerla a scoprire ufficialmente le carte. Risultato: una dichiarazione poco convinta della May e poi di nuovo silenzio. Un atteggiamento che ha contribuito ad appiccicare addosso all’erede di Margaret Thatcher lo scomodo appellativo di ‘Submarine May’. Dal ritratto dipinto da Oliver non esce per niente bene nemmeno Boris Johnson, descritto come indeciso su quale fronte schierarsi. Prima orientato sul Remain perché, parole del poeta Rudyard Kipling da lui citato, il fronte pro Brexit sarebbe stato “schiacciato come un rospo”, e poi, con ardita capriola, divenuto paladino dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Anche per Johnson, però, il contrappasso è stato degno del Macbeth: tradito a sua volta da Michael Gove e costretto a mettere da parte la sua candidatura alla guida del partito Conservatore e del governo.