Forse non tutti sanno che in Germania - la locomotiva d'Europa - le donne hanno guadagnato fino ad oggi dal 16 al 23% in meno dei loro colleghi uomini. Come in Italia, Estonia, Austria e Repubblica Ceca. Un paradosso destinato a scomparire. E' di ieri pomeriggio, infatti, la notizia che CDU e SPD hanno concluso - dopo una difficile battaglia - l'accordo per una legge sulla parità di retribuzione tra uomini e donne. I rappresentanti della Coalizione di Governo hanno infatti stabilito a Berlino che da questo momento anche le piccole imprese saranno obbligate ad eliminare ogni divario retributivo.

Esattamente un anno fa, l'8 ottobre del 2015, il Parlamento Europeo aveva approvato con 344 voti favorevoli, 156 contrari e 68 astensioni una risoluzione che imponeva il divieto di qualsiasi discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere e che garantisse alle donne la conciliazione tra vita privata, una maggiore partecipazione ai processi decisionali all'interno delle aziende e criteri oggettivi per comparare il lavoro di pari valore.

Un principio equo

L'accordo sula parità salariale interesserà ben 14 milioni di lavoratori in tutto il territorio tedesco ed è già stato definito un principio equo che deve essere valorizzato da tutti i datori di lavoro un grande passo avanti in campo sociale. Non l'unico. Nel corso dell'odierna riunione sono stati stabiliti anche gli aumenti degli assegni familiari per i nuclei a basso reddito e le indennità per i figli a carico.

Altra importante novità riguarda il settore delle pensioni che verranno ulteriormente adeguate al costo della vita e verranno allineate in uguale misura, a Est come ad Ovest.

Non sono mancate, anche in questa occasione,  le polemiche. L'esponente della CDU Thomas Oppermann ha definito i risultati della seduta deludenti "segni di scarsa lungimiranza e di populismo" "A distanza di un anno dalle elezioni si è dimostrato ancora una volta - ha detto Oppermann che non si è ancora in grado di adottare misure concrete a favore della gente".

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Non siamo più in campagna elettorale, ha concluso.