I leader dei 29 Stati membri della Nato si sono riuniti a Londra nei giorni scorsi per celebrare il 70mo anniversario dell'Alleanza atlantica. Erano presenti Trump, Johnson, Macron, Merkel e il nostro Giuseppe Conte. Nel riaffermare la solidità del legame transatlantico, la dichiarazione finale dei capi di Stato e di governo ha incluso la cybersecurity negli ambiti operativi dell'alleanza. E' il quinto obiettivo, in aggiunta a terra, acqua, aria e cyberspazio.

Tale ampliamento è sicuramente una conseguenza delle minacce informatiche e delle comunicazioni che, negli ultimi anni, hanno fatto temere per la sicurezza di molti degli Stati membri.

Tra gli avversari “tradizionali”, la Russia di Putin rimane al centro delle preoccupazioni euro-nordamericane. Per la prima volta, però, la dichiarazione finale cita la Cina, soprattutto per le possibili minacce economiche. Infine si è deciso di promuovere un rafforzamento strategico dell'alleanza con la costituzione di un brain trust di esperti.

A vertice Nato ancora non iniziato, Macron aveva dichiarato lo stato di 'morte cerebrale' dell'Alleanza

I prodromi del summit non erano stati dei migliori, per le esternazioni del presidente francese Emmanuel Macron, cui ha risposto il collega turco Recep Erdogan.

Il primo aveva dichiarato che «la Nato si trova in uno stato di morte cerebrale». Macron lamentava l'assenza dell'alleanza nella vicenda dell'incursione turca nella Siria settentrionale, da lui duramente criticata per gli interessi geopolitici che la Francia ha ancora in essere in Medio Oriente.

All'Eliseo ha subito risposto Recep Erdogan, sostenendo che «in stato di morte cerebrale» si trovi il presidente francese e non la Nato.

Il ché ha fatto sorgere un incidente diplomatico tra i due Stati membri, proprio nell'imminenza del vertice londinese. In realtà Macron mira effettivamente al superamento della Nato e ad un'Europa sotto l'egemonia politico-militare del suo paese.

In ciò è confortato dal fatto che, con l'uscita della Gran Bretagna da Bruxelles, la Francia è rimasta l'unico Stato Ue dotato dell'arma atomica e di un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell'Onu.

Ma, nonostante il presunto isolazionismo di Trump, gli Stati Uniti non possono in nessun modo tollerare l'egemonia militare di un altro Stato in Europa, costituendo, il vecchio continente, comunque il primo mercato mondiale. Così sembrerebbe anche da parte di alcuni degli Stati europei che, in ordine sparso, preferirebbero l'egemonia Usa piuttosto che quella di un qualsiasi altro di loro.

Il vertice Nato si è concluso ribadendo le minacce costituite da Putin, Pechino e Teheran

Nell'imminenza del vertice, ci sono state le dichiarazioni di Trump che, nel redarguire il presidente francese, ha rilanciato il ruolo della Nato nell'emisfero settentrionale.

In tal modo ha cancellato con un colpo di spugna tutte le sue precedenti osservazioni polemiche sull'irrilevanza del contributo economico sostenuto nella Nato da molti alleati europei.

Va detto che, negli ultimi mesi, Trump era riuscito a ottenere l'incremento di ben 130 mld in 5 anni della spesa militare dei paesi Nato europei. Quindi, l'esternazione di Macron non ha avuto altro risultato che ricompattare l'alleanza dietro lo scudo Usa e far ottenere a Erdogan il riconoscimento di alleato a tutti gli effetti. Sino a ieri, invece, i suoi “giri di valzer” con Putin, in Medio Oriente, lo avevano relegato ai margini.

Quindi, oltre all'auspicio di non abbassare la guardia nei confronti della Russia, tanto caro agli Stati del blocco ex-sovietico, Trump ha invitato a concentrarsi sui pericoli per il mondo occidentale costituiti da Cina ed Iran. La prima, perché con la Via della Seta potrebbe creare una cintura economica sotto la sua guida e penetrare da sud nel mondo euro-mediterraneo. Il secondo perché vuole esportare la rivoluzione islamica finanziando il terrorismo e cercando di dotarsi del terribile strumento dell'arma atomica. Su queste basi, è riuscito a ottenere il consenso, quanto meno formale, da parte di tutti gli Stati membri, nell'approvazione della dichiarazione finale.

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