Il Parlamento ungherese ha compiuto un passo significativo, approvando una legge che blocca l'uscita del paese dalla Corte penale internazionale (Cpi). Questa decisione rappresenta un'importante inversione di rotta rispetto alla politica precedentemente promossa dal governo guidato da Viktor Orban, che aveva sostenuto il ritiro di Budapest dall'organismo giudiziario internazionale.

La votazione, tenutasi il 27 maggio, ha evidenziato un chiaro orientamento parlamentare a favore del mantenimento dell'Ungheria all'interno della Cpi. I risultati hanno registrato 133 voti favorevoli, a fronte di 37 contrari e 5 astenuti, delineando una solida maggioranza a sostegno della nuova linea politica.

La legge che avrebbe formalizzato il ritiro dell'Ungheria dalla Corte penale internazionale era stata fissata per entrare in vigore il 2 giugno, ma l'intervento legislativo odierno ha di fatto annullato tale previsione.

Il ribaltamento della decisione e il nuovo contesto politico

L'iniziativa originale di abbandonare la Corte penale internazionale era stata intrapresa nel 2025, durante il mandato del governo di Viktor Orban. All'epoca, la scelta era stata motivata dalla percezione che la Cpi fosse diventata un'entità "politica", una critica che aveva spinto l'esecutivo a voler recedere dall'accordo internazionale. Tuttavia, il panorama politico ungherese ha subito un profondo mutamento a seguito delle elezioni dello scorso mese, che hanno sancito un cambio di leadership.

Con l'insediamento del nuovo primo ministro, Peter Magyar, si è assistito a un'immediata e decisa presa di posizione. Magyar, infatti, aveva espressamente promesso durante la campagna elettorale di mantenere l'Ungheria come membro attivo dell'organismo internazionale. La votazione parlamentare odierna conferma e concretizza tale impegno, annullando la precedente decisione di ritiro e riaffermando l'adesione del paese alla Cpi. Questo rappresenta un chiaro segnale della volontà del nuovo esecutivo di rafforzare i legami con le istituzioni giudiziarie globali.

La rilevanza della Corte penale internazionale per l'Ungheria

La Corte penale internazionale, con sede all'Aia, nei Paesi Bassi, è riconosciuta a livello globale come un tribunale permanente istituito per perseguire individui accusati dei crimini più gravi che preoccupano la comunità internazionale.

Tra questi rientrano il genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra. L'Ungheria, in quanto stato aderente, si impegna a rispettare i principi e le giurisdizioni di questa istituzione fondamentale per la giustizia globale.

La precedente legislazione, voluta dal governo Orban, avrebbe comportato la formalizzazione del ritiro ungherese dalla Corte a partire dal 2 giugno. Tuttavia, grazie alla recente approvazione della nuova legge da parte del Parlamento, il paese mantiene la sua posizione di membro della Cpi. Il primo ministro Peter Magyar, succeduto a Orban dopo le elezioni, ha dunque tradotto in azione la sua dichiarata intenzione di preservare l'adesione dell'Ungheria alla Corte penale internazionale.

Questa mossa segna un'inversione significativa rispetto alla direzione intrapresa dal precedente esecutivo e sottolinea la determinazione del nuovo governo a consolidare la propria collaborazione con le istituzioni internazionali dedicate alla giustizia.