Anche la
Cgil è scesa in campo in quella che si preannuncia come una lunga battaglia sul tema della
scuola: se da una parte gli insegnanti chiedono unità ai sindacati, dall'altra è quanto meno necessario che ciascuna organizzazione sindacale faccia presente quali sono i punti 'chiave' delle proposte formulate dal
Miur che non possono essere accettate da coloro che lavorano nell'ambiente scolastico.
Miur, scuola, Camusso (CGIL) dura contro il Miur: 'Basta pasticci'
Smettiamola di pasticciare sulla scuola, è il grido che viene lanciato dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, intervenuta durante la manifestazione di Torino, organizzata dal suo sindacato per la campagna 'Riformo io'. Secondo il leader sindacale, è necessario ripristinare al più presto i finanziamenti che sono stati tagliati in questi anni, altrimenti non è possibile uscire fuori da questo tunnel buio imboccato dalla scuola.
La denuncia della Camusso è di quelle vigorose, perchè cita il fatto che l'Italia rappresenti l'unico Paese europeo che ha deciso di tagliare i fondi all'istruzione durante il periodo di crisi.
La leader della Cgil si è rivolta poi chiaramente al ministro Giannini e al sottosegretario del Miur, Roberto Reggi, urlando il bisogno di ripristinare la scuola dell'obbligo e allungare l'obbligatorietà della frequenza scolastica fino ai diciotto anni.
Vengono annunciate riforme e vengono fatte minacce, ha detto Susanna Camusso, ma occorre ricordarsi di come gli insegnanti sono una risorsa straordinaria, visto che sono riusciti a tenere in piedi l'intero sistema scolastico 'mentre veniva tagliato e svillaneggiato'. Secondo la leader della Cgil, i docenti italiani meritano delle risposte straordinarie ed occorre tenerlo presente.
Quale sarà la risposta del Governo? E' inutile negare che lo Stato italiano ha bruscamente frenato sulla ricerca, ha speso poco per l'innovazione e non è competitivo con il resto del mondo. L'impressione è che si voglia fare una riforma strutturale dei 'poveri', ovvero senza l'impiego di risorse straordinarie. E si sa, così non si va da nessuna parte.
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