Ha sicuramente del paradossale la situazione che stanno vivendo circa 4000 dipendenti ATA e docenti appartenenti al mondo della scuola; se quanto si sta per descrivere non fosse vero, potrebbe diventare facilmente la sceneggiatura di un film. La vicenda inizia nell'ormai lontano 2011, quando la Riforma Fornero del sistema previdenziale ha messo sul tavolo nuove regole (peggiorative) per il pensionamento. Il problema è che tutto questo è avvenuto in un contesto emergenziale, quello dello spread che continuava a salire e dello Stato che prospettava all'orizzonte un vero e proprio default.
Una delle soluzioni trovate per rimettere i conti in ordine fu proprio la riscrittura delle regole utili al pensionamento.
I quota 96 incastrati nella scuola da una svista, ma nessuno sembra poter rimediare
Nello specifico, ciò che ha bloccato i lavoratori della scuola è il fatto che l'anno solare non coincide con quello scolastico. È bastata questa semplice svista per costringere migliaia di dipendenti pubblici a restare confinati nelle scuole italiane, a volte anche per 7 anni oltre quanto sarebbe dovuto. Va sottolineato infatti che il diritto al pensionamento per i quota 96 era stato già acquisito con la maturazione di 35 anni di contribuzione più 61 anni di età, oppure di 36 anni di contribuzione più 60 anni di età.
La Riforma ha di fatto comportato che questi lavoratori non hanno potuto accedere al welfare previdenziale e devono ora seguire le nuove regole per l'uscita dal lavoro.
Difficile trovare una soluzione ad hoc, Governo Renzi pensa a soluzione flessibile per tutti i lavoratori disagiati
Nonostante nel corso degli ultimi tre anni i Quota 96 abbiano raccolto le dichiarazioni d'intenti degli esecutivi che si sono succeduti e di numerosi politici della maggioranza e dell'opposizione, non sembra sia stato finora possibile trovare una soluzione definitiva. Il problema restano le difficili condizioni di bilancio, che hanno di volta in volta vanificato ogni tentativo di sanatoria, l'ultimo dei quali (in ordine di tempo) quello inserito e poi cancellato repentinamente dalla riforma della pubblica amministrazione.
Sembra che ora il Governo Renzi stia cercando la soluzione all'interno di una misura di portata più ampia, volta a flessibilizzare l'uscita dal lavoro. Si tratterebbe di una nuova forma di pensione anticipata, che diverrebbe possibile con 62 anni di età e 35 di contribuzione. Ma per vedere se sarà finalmente possibile mettere la parola fine sulla vicenda, bisognerà aspettare come minimo il prossimo autunno, quando sarà presentata la legge di stabilità 2015.