Potrebbe mancare veramente poco all'arrivo degli attesi correttivi sulla questione dei lavoratori aderenti al nuovo regime dei minimi 2015. Ricordiamo brevemente che con la legge di stabilità 2015 sono state riorganizzate le agevolazioni fiscali previste per i giovani e i disoccupati, attraverso la creazione di un nuovo regime forfettario. Purtroppo ad alcuni nuovi vantaggi (come l'eliminazione delle soglie anagrafiche) si sono sommati dei nuovi limiti operativi, che per i lavoratori intellettuali hanno significato un inasprimento dei requisiti ai limiti della sopportabilità.

Se infatti vengono a decadere i limiti di età o della massima permanenza nell'arco di un quinquennio, dall'altra parte il legislatore ha previsto l'inasprimento dell'aliquota impositiva triplicando l'imposta sostitutiva dell'Irpef e degli altri balzelli dal 5% al 15%, mentre i limiti di fatturato per alcune categorie (come quella dei lavoratori intellettuali) sono crollati fino alla soglia dei 15.000 €.

Se poi si tiene conto che nel frattempo è cresciuta anche l'aliquota dei contributi da versare alla gestione separata Inps (superando per la prima volta la soglia del 30% sul fatturato), risultano comprensibili le tante richieste di intervento giunte dai lavoratori e dalle associazioni di categoria.

Consiglio dei Ministri del prossimo 20 febbraio 2015: ecco le richieste dei lavoratori e le possibili misure correttive

Stante la situazione, resta evidente che i lavoratori con partite IVA punterebbero su di un pronto intervento almeno nei due punti maggiormente penalizzanti, ovvero il limite di fatturato e la percentuale di contribuzione della gestione separata Inps.

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Pensioni

Sul primo punto i contribuenti vorrebbero che fosse ripristinato il precedente meccanismo di accesso, che prevedeva la soglia dei 30.000 € come fatturato massimo realizzabile all'interno dell'anno, mentre sul secondo punto è stata da molti ritenuta come ragionevole la proposta arrivata dal Presidente della Commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano, che prevede di limitare la percentuale di contribuzione al 27%.

Il Premier Renzi ha parlato di volontà politica nel modificare le norme sulle partite IVA, ma resta da capire quale sia lo spazio reso disponibile dai vincoli di bilancio, visto che ogni misura di modifica dovrà essere attuata lasciando invariati i saldi.

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