Con l'approvazione della legge di stabilità 2015 sono arrivate importanti risposte per alcuni dei lavoratori che sono rimasti bloccati in delle situazioni di disagio a seguito della legge Fornero. Nel 2011 è avvenuta infatti l'introduzione di regole restrittive nell'accesso al pensionamento, ma in alcuni casi questo evento ha creato delle vere e proprie situazioni paradossali. È il caso ad esempio dei lavoratori esodati, rimasti improvvisamente senza reddito da lavoro e al contempo senza possibilità di accedere all'Inps. Nel corso degli anni gli esodati sono stati oggetto di sei salvaguardie parlamentari successive, ma vi sarebbero ancora lavoratori rimasti "scoperti" dalle tutele.

In una situazione similare si sono trovati anche i lavoratori precoci, per i quali è stato previsto l'annullamento delle penalizzazioni inserite all'interno della precedente riforma previdenziale. Secondo quanto recentemente approvato dal Governo Renzi, potranno accedere al pensionamento tutti coloro che matureranno entro il 31 dicembre 2017 almeno 42 anni e 6 mesi di versamenti se uomini, mentre le donne potranno accumulare un anno in meno di contribuzione. Al contempo, vi potrebbe essere un riverbero positivo per gli esodati, visto che alcuni precoci sarebbero orientati a liberare dei posti in graduatoria confluendo nella nuova sanatoria dei precoci.

Gestione separata Inps e partite IVA: lavoratori vogliono blocco dell'aliquota al 27,72%

Resta invece ancora irrisolta la questione dei contributi sulla gestione separata Inps in capo ai lavoratori con Partita Iva.

Purtroppo il livello dell'aliquota previdenziale ha superato nel 2015 il 30%, mentre è destinata nei prossimi anni a toccare addirittura il livello del 33,72 % nel 2018. Per calmierare la situazione, il Presidente della Commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano ha proposto un emendamento al decreto milleproroghe, con il quale chiede di bloccare i versamenti al 27,72% del fatturato.

Purtroppo all'aumento delle aliquote è seguito l'instradamento di molti lavoratori verso il nuovo regime forfettario, che in confronto al vecchio regime dei minimi prevede per le partite iva un aumento dell'aliquota sostitutiva delle altre imposte (passerà dal 5% al 15%), mentre per alcuni lavoratori intellettuali si dimezza perfino il limite di fatturato (che passa da 30.000 € annui ad appena 15.000 €).

Ne consegue che un intervento correttivo è considerato urgente non solo dai diretti interessati, ma dalle associazioni di categoria e da diversi esponenti del partito democratico.

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