E' dal 2012 che si registra un grande fermento in ambito previdenziale, ovvero dal momento in cui è entrata in vigore la riforma pensioni Fornero con il D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 che, nel tentativo di ripristinare i bilanci pubblici, ha allungato i tempi del pensionamento dei sessantacinquenni italiani, portando l'età pensionabile ad oltre 67 anni e riducendo, contestualmente, le uscite previdenziali.
Tuttavia, da quando gli indici sulla situazione economica generale del Paese, sembrano essere più rosei, quella riforma pensionistica appare ora iniqua, tanto da spingere le parti sociali a chiedere - da sempre in realtà - una rivisitazione della riforma pensionistica 2015.
Del medesimo parere è anche lo stesso Presidente dell'Inps, Tito Boeri, il quale ha avanzato una proposta per riformare la legge Fornero. Quella stessa norma che ha ottenuto anche il benestare della Corte Costituzionale, la ha dichiarato inammissibile il referendum sulla legge Fornero in materia di pensioni e la sua abolizione, ora viene messa in discussione dallo stesso Ente previdenziale (INPS).
Tra le proposte di Boeri vi è una radicale revisione del welfare, in particolar modo per chi ha più di 50 anni e si trova ad essere investito dalla legge Fornero dovendo prolungare gli anni di lavoro, pur non preventivati fino a poco più di due anni fa. Gli stessi over 50 che, spesso alle dipendenze di aziende travolte da crisi aziendali e licenziati, non sono più appetibili sul mercato del lavoro.
Tra essi, molti sono esodati ancora in attesa di salvaguardia. Un'altra novità annunciata da Boeri è che da giugno 2015 le pensioni saranno pagate dal primo del mese.
Ma, la vera riforma che attendono coloro che vedono sempre più allontanarsi il momento del congedo è quella dei requisiti minimi per accedere al trattamento pensionistico. Per questo, Boeri propone la c.d. flessibilità in uscita mediante una pensione anticipata.
Infine, Boeri parla di reddito minimo: la sua proposta riprende quella già avanzata dal MoVimento 5 Stelle, anche se Boeri intende destinarla a chi ha un'età tra i 55 ed i 65 anni che hanno perso il lavoro e si trovano in condizioni economiche disagiate.
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