Approfittando dell'efficiente nuovo servizio che l'Inps (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, cioè quello che gestisce il sistema pensionistico) ha messo a disposizione dal 1 giugno per tutti i cittadini contribuenti al di sotto dei 50 anni, abbiamo provato a fare un rapido calcolo per vedere se e come funziona il sistema pensionistico italiano. Vediamo cosa abbiamo scoperto.



Un cittadino medio di 40 anni, che da ora in poi chiameremo Mario Rossi, che lavora come impiegato da 15 anni, ha versato in media 142.000 euro di contributi nelle casse dell'INPS, circa 9500 euro all'anno.

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Per poter andare in pensione, ad oggi, sono necessari 42 anni di contributi, ragion per cui il nostro Sig. Rossi dovrà lavorare per altri 27 anni prima di godere dell'agognato assegno pensionistico.

Facendo un veloce calcolo, nei prossimi 27 anni verserà nelle casse dell'INPS altri 256.500 euro, raggiungendo alla fine una contribuzione di quasi 400.000 euro nel corso dell'intera vita lavorativa.



Avendo cominciato a lavorare a 25 anni (che sarebbe quasi un miracolo!), il Sig.

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Rossi andrà in pensione quindi a 67 anni ed il sito dell'INPS ci suggerisce che il suo assegno mensile sarà pari a 1.700 euro lordi. Cioè a circa 1.150 euro netti al mese.

Una gran pensione per uno che ha sgobbato per 42 anni, non c'è che dire...



Rimettiamo mano alla calcolatrice



Visto che nel 2014 l'aspettativa media di vita di un italiano di sesso maschile è pari a 79,4 anni (per comodità li arrotonderemo ad 80), risulta che se tutto va bene il nostro buon Mario Rossi percepirà per 13 anni tra i 13.800 ed i 16.100 euro all'anno (nel caso gli spettino 13 o 14 mensilità invece che 12) pari ad un totale tra i 180.000 ed i  210.000 euro.



Facendo i classici conti della serva, e senza andare ad addentrarci in discorsi più complessi su interessi e rivalutazione di quanto versato, il Sig. Mario Rossi avrà versato allo Stato 400.000 euro per riaverne indietro 210.000.

Il resto in saccoccia allo Stato.



Un paio di esempi estremi

Facciamo, per gioco, un paio di esempi alquanto estremi per andare a smentire anche alcune dicerie tra le più scettiche.



Mettiamo ad esempio che il Sig. Mario Rossi campi 100 anni. Con il suo assegno da 16.100 euro all'anno (crepi l'avarizia e diamogliele queste 14 mensilità!), percepito per ben 23 anni, avrà ricevuto dallo Stato 370.000 euro circa di pensione.



Cosa dimostra questo? Che ognuno di noi versa allo Stato abbastanza contributi da poter campare fino a 102 anni senza che lo Stato debba sborsare un centesimo di soldi propri!



Secondo esempio:



Il povero Sig. Rossi finisce di scontare le sue pene in questo mondo infame agli stabiliti 80 anni, ma lascia la pensione di reversibilità a sua moglie, più giovane di lui di 5 anni (anche questo dato non è un caso ma la media differenza di età tra coniugi in Italia, NdR).



La vedova Rossi, quindi, che al momento della grave perdita avrà 75 anni e che secondo l'aspettativa media delle donne in Italia potrà vivere altri 10 anni senza più il marito tra le scatole, riceverà una pensione di reversibilità pari a circa il 70% di quanto conferito dallo Stato al marito, ovvero la strabiliante somma di 800 euro al mese, 11.200 euro all'anno. Che per 10 anni sono altri 112.000 euro all'anno, che aggiunti ai 210.000 euro percepiti dal Sig. Rossi quando era ancora in vita, fanno un totale di 322.000 euro.

Lo Stato si è quindi ancora messo in saccoccia 78.000 euro versati dal Sig. Rossi.



E adesso ditemi voi se questa è giustizia. Se questo è un sistema equo degno di un paese civile.

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