La giornata di oggi si apre con una notizia poco rassicurante per i docenti della Scuola. Sullo sfondo emerge la possibilità di una blindatura del testo della riforma scolastica per approvare la legge entro il 30 giugno cogliendo di sorpresa sindacati e opposizioni che chiedono lo stralcio delle assunzioni. Dal minuto 3.45 del servizio del Gprr di Rai Radio Uno si parla della riforma della scuola con l'ipotesi di un maxiemendamento che sfrondi il blocco delle proposte emendative presentate dalle opposizioni: si sa che in totale sono 1135 quelli presentati da Pd, Sel, M5S e Area Popolare.

La maggioranza composta da Pd (334) e Area Popolare (152) ne presenta la metà, mentre le opposizioni di Sel (529) e M5S (620) ne hanno depositato l'altra metà. In questo modo Renzi conterebbe di abbattere il muro che si è eretto sulla riforma scolastica.

Le reazioni

Nei giorni scorsi Renzi aveva avvertito i suoi di avere i numeri per porre la fiducia, circostanza fortemenete criticata da Corradino Mineo della minoranza Dem che ribatteva al premier sulla necessità di operare uno stralcio delle assunzioni discutendo un testo di legge che presenta diverse lacune. Renzi afferma che le assunzioni rischiano di saltare così come gli investimenti sulla scuola e per questa ragione si deve fare in fretta.

E' attesa per questa sera la risposta di Maurizio Landini che ospite della trasmissione Servizio Pubblico, nella cornice di Piazza Annigoni a Firenze, esprimerà il pensiero dei docenti in merito al Ddl. Una rappresentanza degli insegnanti sarà presente all'evento che andrà in onda questa sera su La 7, come dal palinsesto della stessa emittente su La7.it.

Rischio autogol

Un ricatto vergognoso quello della fiducia attraverso il maxiemendamento. In questo modo lo definiscono Loredana De Petris e Alessia Petraglia di Sel il tentativo della maggioranza di forzare i tempi. Su tecnicadellascuola.it, alla notizia del rinvio al 23 giugno in Commissione Senato dei lavori sul Ddl scuola, si fa riferimento a queste esternazioni oltre ai numeri risicati in possesso della maggioranza per far passare la legge. Un passo falso dell'esecutivo sulla riforma della scuola ne potrebbe decretare la fine con il ritorno alle urne.