Su Rainews l'evento della direzione del Pd è stato seguito in diretta live dai docenti della Scuola che prima dell'inizio della stessa avevano inviato delle email ai senatori dissidenti per manifestare l'intenzione di ottenere il ritiro del Ddl. Davanti al portone di Largo del Nazareno un folto gruppo di docenti protestava animatamente, costringendo Renzi ad entrare da un ingresso secondario, come scrive l'Huffington Post, sotto il controllo delle forze dell'ordine che intimavano di arretrare perché non erano stai autorizzati, a loro dire, a protestare in questa sede.

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I più bersagliati dalle proteste degli insegnanti sono stati Ivan Scalfarotto, Piero Fassino, Sandro Gozi e Alessandra Moretti. A Fassina che sta sostenendo le ragioni dei precari in Senato sono arrivate esortazioni ad uscire dal PD e a non mollare respingendo i diktat di Renzi sulla riforma scolastica.

Le ragioni di Renzi

Sulla riforma scolastica il premier diceva ai suoi che non è un ammortizzatore sociale e non si sa dove mettere i 100.000 insegnanti precari per i quali si vogliono far passare gli emendamenti in discussione alla VII Commissione del senato.

Ammoniva i suoi che dispone dei numeri necessari per far approvare la riforma ma asseriva di essere convinto di una discussione ancora più approfondita nei circoli del PD. "Prendiamoci altro tempo, facciamo altri 15 giorni ma poi decidiamo" avrebbe detto ai suoi presenti in direzione ieri sera. Ai giornalisti presenti smentiva un decreto per le assunzioni sui precari, confermando implicitamente i sospetti di ghigliottina sugli emendamenti.

L'intervento di Stefano Fassina

Dopo la relazione di Renzi emerge qualche preoccupazione per quello che riguarda i modi afferenti la democrazia con i quali sono state portate avanti le decisioni sul Ddl.

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Questo l'esordio del parlamentare della minoranza dem in risposta alle dichiarazioni del premier. Il governo deve decidere sulla base di un consenso, secondo il suo pensiero, prendendo atto delle reali risposte dei cittadini chiamati alle urne. Stiamo cambiando la forma di governo in modo sostanziale, diventando un presidenzialismo di fatto senza contrappesi. Occorre un maggior rispetto delle opposizioni, siano esse esterne o interne al partito, altrimenti si palesa una minaccia della tenuta dell'esecutivo.