"Sia chiaro che diciamo no fin da ora a qualsiasi ipotesi di ricalcolo contributivo delle Pensioni in essere, perché è escluso che la flessibilità di cui ha bisogno il sistema previdenziale si possa ottenere con ulteriori penalizzazioni per i pensionati, che hanno già pagato un prezzo durissimo alla crisi e alle politiche degli ultimi Governi". Sono le parole pronunciate dal sindacalista Cgil della Regione Friuli Ezio Medeot al riguardo delle ipotesi che si stanno discutendo tra Governo, Inps e Parlamento in merito al contenimento dei costi nel necessario processo di apertura alle pensioni flessibili.

L'esecutivo è alla ricerca della quadra da inserire nella prossima legge di bilancio, al fine di trovare una soluzione di compromesso tra le esigenze di coloro che sono bloccati fuori dal pensionamento pubblico e le problematiche di bilancio, che costringerebbero Bruxelles a porre un veto nel caso di eccessivi sforamenti. 

Cisl e riforma pensioni: bisogna rimettere in discussione la riforma Fornero per garantire la flessibilità della previdenza

"Bisogna aprire il tavolo di confronto sulla riforma Fornero, a partire dalla flessibilità in uscita.

Ci sono tante proposte, ma abbiamo bisogno di un confronto vero, a partire dal dare la possibilità di uscire prima dei sessantasette anni". Il Presidente Boeri ha da sempre puntato in modo deciso alle anticipate tramite ricalcolo contributivo della mensilità erogata, così come avviene già per le lavoratrici che scelgono di ottenere la pensione anticipata tramite l'opzione donna. Ma i sindacati e la minoranza Dem sembrano pronti a fare muro contro questa opzione, per favorire il sistema delle uscite a quote.

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Pensioni

Proprio dalla Commissione lavoro alla Camera è infatti arrivata al Governo la proposta di garantire una forma di prepensionamento a tutti coloro che hanno raggiunto la famosa quota 97, ovvero 62 anni di età e 35 di contribuzione. La sostenibilità della misura sui conti pubblici dovrebbe invece essere garantita grazie ad una penalizzazione massima dell'8% sulla pensione effettivamente erogata (cioè del 2% per ogni anno che risulta mancante rispetto ai requisiti ordinari). 

Riforma pensioni, si attende la prossima legge di stabilità per comprendere l'azione del Governo

Per il momento il Ministro del lavoro Giuliano Poletti tira dritto e non si sbilancia: a chi lo ha intervistato in merito alla battaglia tra contributivo e sistema a quote, ha spiegato che ad ora si tratta solo di alcune tra le molte valutazioni al vaglio dei tecnici del Governo, specializzati in previdenza.

Ma nonostante ciò bisogna ammettere che l'accelerazione registrata negli ultimi mesi sia da registrare come un importante segnale di cambiamento, visto che nel passato la riforma del lavoro aveva sempre avuto la priorità su quella della previdenza. Per capire se effettivamente potremo parlare di un cambiamento nel paradigma non resta che attendere i prossimi mesi, quanto sarà redatta la legge nuova legge di stabilità.

È al suo interno che ci si attende infatti di veder apparire le nuove forme di flessibilità tanto richieste dai lavoratori: fino ad allora, è probabile che l'attesa continui ad alimentare gli scontri e le polemiche in corso.

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