La riforma Pensioni 2015-16 del Governo Renzi sarà inserita nella prossima Legge di Stabilità, nella quale l'esecutivo vorrebbe mettere anche il reddito minimo garantito per i disoccupati ultra 55enni ma soprattutto la flessibilità in uscita per la pensione anticipata, che appare sempre più chiaro essere sinonimo di ricalcolo col contributivo (insomma una penalizzazione per i lavoratori precoci e tutti quelli che vogliono ritirarsi prima rispetto all'età per la pensione di vecchiaia, che aumenterà ancora nel 2016).

Pubblicità

Abbiamo già scritto nell'articolo Pensione precoci e anticipata: ci sono i soldi o no? che ci sono diverse ragioni contabili per le quali il governo Renzi è “costretto” ad agire in tal modo, continuiamo a informare gli interessati fornendo numeri precisi e condizioni reali, non le solite chiacchiere e i finti aggiornamenti.

Ultime novità pensioni precoci e pensione anticipata: la riforma del governo Renzi deve contenere le spese

Come è stato reso noto proprio nelle ultime ore, è in fase di lavorazione il “dossier pensioni del ministro Padoan”, titolare del potentissimo Ministero dell'Economa e delle Finanza, nel quale, secondo le voci provenienti dagli ambienti di governo, proprio il ricalcolo col contributivo avrebbe un ruolo centrale, più precisamente la proposta di Tito Boeri di pensione anticipata con penalità al 3% per ogni anno di anticipo, una penalizzazione permanente sull'assegno.

Da precisare assolutamente che il 3% annuo è stato quantificato dallo stesso Boeri come una media della riduzione dovuta appunto al passaggio della quota calcolata col retributivo al contributivo, ma altre simulazioni di ricalcolo pensione danno numeri superiori. In ogni caso è comunque più del 2% annuo (fisso, non di media) proposto da Cesare Damiano con la sua “pensione anticipata a Quota 97”.

Che il governo punti ad un alleggerimento per le già stressate casse Inps (cfr il report Pensione precoci e anticipata: i numeri che preannunciano il disastro), oltre alle tre ragioni contabili indicate nell'articolo suggerito nel primo paragrafo, vanno aggiunte:

  • implementazione del reddito minimo per i disoccupati con più di 55 anni: il cosiddetto sostegno di inclusione attiva è un'idea che sta riscuotendo successo tra il governo, per ora comunque è un'ipotesi
  • abolizione dell'IMU e restyling delle tasse sulla casa (servono almeno 5 miliardi) e in generale riduzione della pressione fiscale, che lo stesso Matteo Renzi ha detto di voler abbassare di circa 50 miliardi di euro
  • trovare 12 miliardi di euro per non far scattare le clausole di salvaguardia che porterebbero all'aumento dell'IVA in vari settori economici e di consumo
  • tutto questo da inserire nel quadro dei vincoli di bilancio europei: già raggiungere il pareggio di bilancio per il 2018 appare difficile, in più il governo Renzi chiederà all'UE maggiore “flessibilità” -parola ormai abusata- per tali vincoli, domandando uno sconto dello 0.4% del PIL, ovvero di scendere dallo 0.5% allo 0.1% del PIL come riduzione del rapporto debito pubblico/PIL (obbligo per i paesi che lo hanno oltre il 60%, l'Italia supera il 120%); pensate alla Grecia e alle richieste dei creditori sulle pensioni...

Si può ipotizzare quindi che il governo voglia introdurre la pensione anticipata con ricalcolo contributivo e penalità sia per i lavoratori precoci che per tutti gli altri, così da disincentivare le richieste di prepensionamento e di renderle comunque meno costose per l'INPS e dunque per i conti pubblici? D'altra parte la tendenza è chiara da molto tempo: mandare in pensione il più tardi possibile (tanto poi i giovani li teniamo disoccupati, precari o apprendisti, giusto?).

Pubblicità