È passata poco più di una settimana da quando il ministro del Lavoro Poletti definiva la flessibilità come un argomento da trattare tassativamente, aggiungendo, che il Governo l’avrebbe sostenuta con risorse finanziarie da inserire nella prossima Legge di Stabilità, in discussione nelle prossime settimane. Adesso il Governo fa una clamorosa marcia indietro, posticipando al prossimo anno qualsiasi intervento.

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Era stato lo stesso Premier Renzi, a primavera, ad annunciare i programmi dell'esecutivo, asserendo che avrebbe consentito il pensionamento anticipato contro una diminuzione percentuale dell’assegno previdenziale. A causa della mancata copertura finanziaria, quantificata in 10 miliardi di euro dal presidente Inps Tito Boeri, il Governo si vede costretto a posticipare al prossimo anno il tema della flessibilità sull’età di uscita dal lavoro.

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Lo stesso presidente Boeri aveva già definito “insostenibile per i conti pubblici” l’intervento, bocciando le proposte del Premier Renzi e del ministro dell’Economia Padoan.

La bocciatura di Tito Boeri              

Fin dai primi annunci, il presidente Inps Tito Boeri si è sempre dichiarato contrario a interventi sull’uscita anticipata dal lavoro, con costi stimati in 10 miliardi di euro. Durante una precedente audizione alla Camera, Boeri dichiarò che le modifiche normative pensate dal Governo Renzi erano finanziariamente insostenibili, oltre a creare scompensi nel sistema pensionistico.

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Pensioni

La reazione dei sindacati: 'A rischio il lavoro dei giovani'

Dura la presa di posizione dei sindacati dei lavoratori, che giudicano improponibile la decisione del Governo alla luce del fatto che, la mancanza d’interventi, comporterà dal 2016 la possibilità di accedere alla pensione a 66 anni e 7 mesi per gli uomini, e un anno prima per le donne. Inoltre, sempre secondo i sindacati, la mancanza di flessibilità preclude l’accesso dei più giovani al mondo del lavoro.

Il segretario della Uil Domenico Poretti, ha espresso incredulità di fronte al dietro front del Governo su una materia sulla quale erano stati fatti numerosi annunci, sia dal presidente Renzi sia dal ministro del Lavoro Poletti. Sulla stessa linea Vera Lamonica, segretaria della Cgil, che ha sottolineato l’importanza della flessibilità per molte classi di lavoratori, criticando fortemente le intenzioni del Governo.

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