Il Presidente del Consiglio ha confermato che la riforma si farà ma a condizione che non gravi sui conti pubblici. Una riforma a costo zero che dovrebbe significare, per alcuni, un taglio sull'assegno pensionistico consistente e, per altri, una penalizzazione più contenuta dove lo Stato, in un lungo periodo, dovrebbe sobbarcarsi una quota parte per favorire l'uscita dal mondo del lavoro. Lo stesso Tito Boeri durante un incontro organizzato dal Think Thank Bruegel ha dichiarato che il taglio non sarà del 30% ma avrà un peso più contenuto.Secondo il Presidente dell'Inps sarebbe escluso il ricalcolo con il metodo contributivo.

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Quali sono i tempi per la riforma

Da quanto afferma Renzi sembra che non ci siano i margini per poter inserire la riforma nella legge di Stabilità. Si dovrebbe perciò optare per una legge ad Hoc o un provvedimento successivo. Addio quindi ai quanti speravano che la riforma potesse avvenire in tempi brevi. Se ne riparlerà sicuramente dal 2016 perchè l'attenzione del governo adesso è indirizzata all'IMU e alla TASI. In questa ottica la settima salvaguardia limiterebbe una parte del problema e traghetterebbe gli ultimi 26.000 esodati utilizzando i miliardi risparmiati nelle salvaguardie precedenti.

Salirebbe così a 190.000 il numero dei salvaguardati. Per l'opzione donna ci sono state 16.000 lavoratrici che tra il 2009 e il 2013 hanno fatto domanda.Nel 2014 sono pervenute altre 12.000 domande e, se verrà raggiunta una soluzione, le commissioni di Camera e Senato potrebbero approvare la proposta di legge senza passare dall'aula.

Il Presidente di Unimprese Paolo Longobardi sottolinea che sarebbe importante rendere il sistema previdenziale più equilibrato per dare spazio ai giovani ma va trovato un giusto equilibrio tra il sistema previdenziale e la stabilità finanziaria dello Stato.

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Da una indagine realizzata dal Centro Studi dell'associazione emerge che la spesa previdenziale alla fine del quinquennio 2015/2019 aumenterà di 39 miliardi con una percentuale pari all'11.9%. 

Ma i lavoratori si interrogano perchè, se è vero che per la flessibilità non ci sono risorse, come si spiega che i sindacalisti ricevono Pensioni d'oro dopo solo un mese di lavoro? E perchè non si agisce allo stesso modo con i vitalizi dei parlamentari e con quelli che ricevono 3 o 4 trattamenti previdenziali dall'Inps? La protesta non si placa e i lavoratori sono sempre più convinti  di subire una ingiustizia sociale.