Il pensionamento per i lavoratori precoci diventa una chimera. Queste le ultime novità ad oggi 25/09. Infatti nulla si sa più della misura ipotizzata dal duo Damiano-Baretta nel ddl 857. Disegno di Legge che prevede la possibilità di pensionamento per i lavoratori precoci al raggiungimento di41 anni di contributi indipendentemente dall'età anagrafica e senza alcuna penalizzazione sull'assegno pensionistico. La misura, infatti, non è stata presa in considerazione né da Padoan né da Poletti nell'audizione davanti alla commissione lavoro alla Camera presieduta da Cesare Damiano.

Sia Padoan sia Poletti non hanno fatto cenno ai lavoratori precoci

Stando alle dichiarazioni dei due ministri, la questione dei lavoratori precoci pare non rientri nel progetto di riforma ipotizzato dal Governo. Sia il titolare del dicastero dell'Economia, Padoan, sia quello del Lavoro, Poletti, hanno esplicitamente dichiarato che il governo, nella Legge di Stabilità 2016 in discussione prossimamente al parlamento, intende intervenire solo su donne e disoccupati. Per queste due categorie di lavoratori, hanno precisato, si potrebbe raggiungere una condivisione per un'uscita tra i 62 e i 63 anni e 30 o 35 anni di contributi con una decurtazione sulla pensione. L'accordo è comunque tutto ancora da definire.

Rinviata a data da destinarsi la questione lavoratori precoci e quota 41

Ricordiamo che sulle vicende pensionistiche dei precoci e sulla quota 41 era stata presentata all'inizio del mese di settembre un'interrogazione parlamentare da parte di esponenti del Partito Democratico, prima firmataria l'on. Cimbri. Nessuna novità per chi sperava nella pensione anticipata rispetto all'età anagrafica attualmente in vigore, grazie alla “odiata” Fornero. Nessuna novità anche per chi ha iniziato a lavorare facendo già da giovanissimo sacrifici, abbandonando magari studi già avviati per concorrere al bilancio familiare. Alla beffa si aggiungerà dal prossimo anno anche il danno. I requisiti anagrafici per il pensionamento, infatti, sono destinati a crescere perchè legati all'aspettativa di vita.

Dal prossimo anno e sino al 31 dicembre 2018 bisognerà lavorare quattro mesi in più e raggiungere i 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e i 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

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