La settimana prossima, il 14 novembre, scadrà il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti utili a correggere la Legge di Stabilità. L’attesa è molta per Tasi, uso del contante e così via, ma il capitolo pensioni è quello per cui si attendono interventi maggiori. Gli emendamenti possono essere depositati da tutti i gruppi parlamentari con almeno 40 tra Deputati e Senatori. Sulle pensioni però, continuano a manifestare la loro volontà di inserire la flessibilità in uscita, il Presidente dell’INPS Boeri e quello della Commissione Lavoro della Camera, Damiano.

Due proposte differenti, ma stessi obbiettivi

Le proposte di Boeri e Damiano, anche se giuste dal punto di vista sociale hanno sempre trovato la porta sbarrata per via dei costi e delle coperture. A dire il vero, le due proposte partono da punti diversi, ma si somigliano e molto. Secondo il presidente Boeri, l’uscita anticipata dovrebbe essere consentita con un massimo di 3 anni con una penalizzazione che diminuisce all’aumentare dei contributi versati. La percentuale di riduzione dell’assegno pensionistico, così come prevista dalla proposta dell’INPS è compresa in una forbice tra l’8,3% ed il 9,4%. Per Damiano invece, nella sua sperimentazione di flessibilità, l’uscita anticipata sarebbe anche di 4 anni con una decurtazione massima dell’8%.

Piccolissime differenze soprattutto se viste nell’ottica dei quasi 67 anni di età necessari oggi per andare in pensione. Per Boeri quindi l’uscita anticipata sarebbe consentita a 63 anni e 7 mesi con almeno 20 anni di contributi versati. Per Damiano invece si valuterebbe la possibile uscita a 62 anni e 7 mesi. I costi delle proposte che sono, l’ostacolo maggiore, sarebbero simili e si aggirerebbero intorno agli 8 miliardi di euro. Per Damiano però, i costi si abbatterebbero nel lungo periodo perché in base all’aspettativa di vita di 85 anni, lo Stato recupererebbe la spesa per lo Start-up del provvedimento nel giro di un ventennio. Questo grazie ai risparmi che entrambe le proposte porterebbero per via delle decurtazioni a cui sarebbero soggette le pensioni in anticipo.

Ultimi aggiornamenti sul capitolo pensioni

L’uscita pubblica dell’INPS, con il disegno di legge pubblicato in rete sul sito ufficiale dell’Istituto di Previdenza, se da un lato appare difficile da approvare, da un altro ha smosso le acque su capitolo previdenziale. Infatti, l’uscita dell’INPS ha subito provocato la presa di posizione di Renzi e del suo esecutivo che hanno dichiarato di essere d’accordo su alcuni punti presenti nel documento dell’INPS, intitolato “non per cassa ma per equità”, ma allo stesso tempo considerano i tempi non maturi per un intervento sulle pensioni. Secondo la maggioranza, o meglio la parte che appoggia Renzi, se ne deve riparlare nel 2016 quando si studierà come trovare alcune coperture necessarie alla riforma.

Esiste però, la minoranza interna al PD che ha depositato diversi emendamenti per una flessibilità sperimentale, una sorta di anticipo alla vera e propria riforma, utile anche per verificarne la fattibilità ed i costi in termini di denaro pubblico.