La Legge n.104 del 1992 disciplina anche il diritto all'istruzione, che assume natura sociale e individuale, dei portatori di handicap nelle sezioni di Scuola materna e nelle classi degli istituti scolastici. La realizzazione dell'integrazione scolastica nei confronti dei minori disabili, infatti, mira a sviluppare quelle potenzialità che, se non venissero stimolate, non riuscirebbero ad emergere. Proprio per questo, tutte le scuole forniscono delle attività di sostegnogarantite da docenti specializzati che consentono alla persona disabile di completare la scuoladell'obbligo sino al compimento del diciottesimo anno di età.

Si garantisce, quindi, la continuità educativa tra i diversi gradi di scuola, mettendo a disposizione dei diversamente abili anche la possibilità di usare delle attrezzaturetecniche e dei sussidi didattici. Il principio del diritto all’istruzione è stato ribadito da una recente sentenza del Consiglio di Stato, che si è schierato dalla parte di un bambino portatore di handicap, al quale era statoassegnato un insegnante di sostegno per 11 oresettimanali in luogo delle 24 ore previste.

Descrizione del caso sottoposto al Consiglio di Stato

Protagonista del caso sottoposto all’attenzione del Consiglio di stato è stato un alunno disabile iscritto alla terza elementare, il quale a seguito del provvedimento del dirigente scolastico si è visto togliere ben 13 ore di sostegno rispetto a quelle previste dalla Legge n.104 /1992. I genitori del minore decidono di fare ricorso al TAR (Tribunale amministrativo), ritenendo alquanto ingiusto ed immotivato tale provvedimento.

Gli stessi, infatti hanno sottolineato la necessità del figlio disabile all’assegnazione del sostegno in rapporto di 1:1 ossia per 24 ore settimanali, proprio perché lo stesso, in quanto affetto da un grave autismo con totale incapacità di attenzione aveva realmente bisogno di quelle ore in più di sostegno.

Da qui, anche la loro decisione di richiedere il risarcimento del danno. Il TAR rigetta però il loro ricorso, ritenendo che le ore previste dovessero ritenersi congrue, così come risultava anche dalla valutazione della gravità della patologia effettuata dal piano educativo individualizzato.

I genitori non si rassegnano e fanno ricorso al Consiglio di Stato che, con sentenza n.5428 del 01.12.2015 gli dà ragione, ritenendo illegittimo il provvedimento del preside nei confronti del figlio, perché non sufficientemente motivato.

Diritto all'istruzione del portatore di handicap come diritto fondamentale

I giudici del Consiglio di Stato, dopo aver accertato l’effettiva, totale e permanente inabilità del bambino portatore di handicap, rilevano che il preside avrebbe dovuto indicare in modo rigoroso la ragione per cui non fosse necessario assicurare al minore una tutela piena, così come era stato richiesto dai genitori.

I giudici amministrativi ritengono, infatti, che il diritto all'istruzione del minore portatore di handicap deve sempre essere rispettato attraverso la predisposizione di adeguate misure di sostegno e di integrazione e ciò anche in virtù degli articoli 7 e 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Se è vero, infatti, che l'istruzione scolastica costituisce uno dei modi in cui può estrinsecarsi la personalità del minore, la stessa rappresenta uno dei fattori che determinano poi la conseguente affermazione professionale del minore una volta che diventa adulto.

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