Il Ministero della Pubblica Istruzione ha disposto il nuovo bando per l'a.s.2016/2017 per assistenti di lingua italiana all'estero, un'esperienza importante che rientra nella formazione di un futuro insegnante. Molti sono i dubbi in riferimento alle prove selettive e al servizio nei Paesi aderenti. A tal proposito abbiamo intervistato un neodocente di 34 anni, laureato in lettere con competenze linguistiche, che nel 2010/2011 ha vinto la selezione Miur e ha trascorso un anno scolastico in Francia, affiancando il docente di lingua italiana e confrontandosi con i colleghi francesi in relazione alle metodologie di insegnamento, programmi didattici, strategie di apprendimento.

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Intervista a un assistente di lingua italiana all'estero

Buongiorno, è un onore averti a nostra disposizione per farti qualche domanda. Siamo curiosi di conoscere la tua esperienza di assistentato, com'è iniziata esattamente? All'inizio era solo un gioco, almeno quando ho compilato la domanda e quando mi sono presentato per sostenere gli esami; avevo già partecipato ad altri bandi per l'insegnamento dell'italiano all'estero, ma non ero mai riuscito a vincere un incarico.

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Così ero quasi rassegnato e invece sono stato scelto per la Francia. Quando ho letto la graduatoria nel sito Miur non ci credevo, in principio pensavo fosse uno scherzo, anche perché il colloquio non era così difficile. Avevo deciso di presentare delle brevi lezioni di lingua italiana L2 e LS, giusto i progetti che avevo presentato in precedenza: secondo me l'importante è essere spigliati, un po' come si deve essere in classe davanti agli studenti.

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Raccontaci della partenza, la logistica, biglietti, come ti sei organizzato? Una volta che ho saputo la mia destinazione in Francia, mi sono informato sulla Scuola, sulle materie scolastiche e sul luogo in cui sarei dovuto arrivare e prendere servizio. Ho anche avuto la possibilità di contattare il personale che 'mi avrebbe preso in carico' per il periodo di assistentato. Il biglietto aereo e l'alloggio l'ho cercato io.

Sono andato a vivere in un liceo che affittava delle camere e in cui vivevano i ragazzi che studiavano lì. È stato interessante, anche svegliarsi per quattro giorni di fila alle 4 del mattino per l'allarme antincendio, fino a che i colpevoli non sono stati espulsi. Sono rimasto sei mesi, un anno scolastico intervallato da due settimane di vacanze ogni mese e mezzo di lezione. Di molto differente dall'Italia.

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Comunque viaggio, soggiorno e servizio sono stati molto semplici da organizzare, mi hanno aiutato.

E il tuo lavoro? Conoscevi bene il francese? Ah ah, no. Quando sono arrivato la mia lingua veicolare era l'inglese, di francese non capivo nulla. Ricordo che alla sera ero talmente stanco di scervellarmi per comprendere le frasi che diventavo muta e 'i sorveglianti dei ragazzi' con cui cenavo la sera (acquistavo i pasti della mensa del liceo per la cena e quelli del pranzo per la mattina nella scuola in cui insegnavo) cercavano di insegnarmi frasi, modi di dire e anche qualche parolaccia in francese.

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Forse questi sono stati anche i momenti migliori in cui avevo la possibilità di conoscere di cosa parlassero, la loro vita. Lo stesso è stato per il servizio di assistentato: affiancavo il docente di lingua italiana, che era francese, e lo aiutavo nella creazione di nuove lezioni i cui argomenti erano la cultura italiana: il cibo, lo sport, l'arte, la musica, la scuola, i giochi di ruolo. Non si parlava mai francese, e per questo motivo per me è stato facile, almeno per il primo periodo. Di seguito sono stato io a parlare in francese e gli alunni mi rispondevano in italiano, ma anche viceversa. Uno scambio linguistico che ha permesso a me di apprendere la lingua francese in poco tempo e agli studenti e allo stesso professore di conoscere alcune sfaccettature della mia regione. Ora insegno in un liceo con incarichi al 30 giugno e la Francia mi ha aiutato molto. Se vuoi continuare a seguirci, clicca su 'segui' in alto a sinistra.

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