Più volte il Miur ha chiarito che la frequenza delle scuole statali è gratuita fino al terzo anno delle Scuola secondaria di secondo grado e che ai genitori è possibile solo chiedere un contributo volontario per l'arricchimento dell'offerta formativa (ulteriori attività didattiche).Gli interventi sono stati effettuati dopo che il fenomeno dei contributi volontari trasformati in tasse di iscrizione è stato denunciato da più trasmissioni televisive.Nonostante ciò alcunescuole continuano imperterrite ad imporre il pagamento di quote non dovute non rispettando i vincoli e le diffide imposte dal Miur.

Con la circolare n. 312 del 20/03/2012 veniva ribadito che "i versamenti richiesti alle famiglie sono assolutamente volontari e quindi le istituzioni scolastiche devono tenerli ben distinti dalle tasse scolastiche"; "il contributo non può riguardare lo svolgimento delle attività curricolari" e "le famiglie hanno l'obbligo di rimborsare le spese sostenute per conto loro (es. contratto di assicurazione per infortuni e responsabilità civile); le risorse raccolte con i contributi volontari "devono essere indirizzate esclusivamente ad interventi di ampliamento dell'offerta culturale e formativa e non ad attività di funzionamento ordinario e amministrativo" (materiale di consumo, carta igienica, detersivi, ecc..); le somme devono essere gestite secondo i criteri di trasparenza ed efficienza: "in particolare, le famiglie dovranno preventivamente essere informate sulla destinazione dei contributi ed eventualmente decidere, in maniera consapevole, di contribuire soltanto ad alcune specifiche azioni; alle stesse famiglie, al termine dell'anno scolastico, "andrà assicurata una rendicontazione chiara ed esaustiva dei contributi".

Nonostante ciò, lo stesso Miur, l'anno successivo è stato costretto ad emanare una nuova circolare in merito, la n.593 del 7/3/2013, in cui, oltre a richiamare quanto esplicitato nella precedente, chiarisce che: "nessuna capacità impositiva viene riconosciuta dall'ordinamento a favore delle istituzioni scolastiche, i cui consigli d'istituto, pur potendo deliberare la richiesta alle famiglie di contributi di natura volontaria, non trovano però in nessuna norma la fonte di un vero e proprio potere di imposizione che legittimi la pretesa di un versamento obbligatorio di tali contributi"; "qualunque discriminazione ingiustificata a danno degli studenti derivante dal rifiuto del versamento del contributo in questione risulterebbe del tutto illegittima e gravemente lesiva del diritto allo studio dei singoli".

Alla luce di queste considerazioni, lo stesso Miur diffida i Dirigenti scolastici a continuare a mettere in atto pratiche irregolari e invita gli Uffici Scolastici Regionali ed i Revisori dei Conti ad assicurare puntuali controlli e azioni sanzionatorie ove necessario.

Molte scuole, in assenza dei controlli, hanno soltanto "affinato" le loro strategie. Sono state fissate cifre complessive in cui è incluso anche il costo dell'assicurazione (es.

30,00 euro) e, quando qualcuno ha chiesto di conoscere importo e condizioni dell'assicurazione, è stato risposto di non saper dare risposte puntuali e che comunque, i soldi versati sarebbero stati utilizzati per più esigenze e rendicontati a fine anno. Rispetto a ciò alcuni genitori hanno versato solo un terzo di quanto previsto, mentre molti altri l'intera quota. Successivamente, per progetti extracurricolari, comunque gestiti da docenti interni, è stata richiesta una minima integrazione (es. 10,00 euro) a chi avesse già versato il contributo e l'intera somma per gli altri. E non finisce qui: come criterio di selezione degli alunni si procederà dando priorità a chi ha versato il contributo (anche se non si tratta di prestazioni svolte da personale esterno e da retribuire con fondi privati e non dello Stato).

Concludendo: occhi aperti! Anche perché la scuola deve essere palestra di legalità!

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