L'avvocato ha sempre una responsabilità professionale nei confronti dell'assistito che si esplica attraverso un dovere didiligenza qualificata nell’espletamento dell’obbligazione richiesta dal cliente. Ne consegue che tale obbligazione ha natura di mezzo e non di risultato, quindi l’inadempimento dell’avvocato non può essere desunto dal mancato raggiungimento dell'obiettivo che il cliente si era prefissato. La responsabilità dell’avvocato, infatti, viene in rilievo, così come prevede l'articolo 2236 codice civile, solo con riferimento ai casi di dolo o colpa grave, ovvero qualora il legale abbia commesso una violazione di regole elementari del diritto, o un macroscopico errore.

La Corte di Cassazione,con sentenza n.2954 del 16 febbraio 2016, confermando l’orientamento giurisprudenziale maggioritario, ha statuito che ciò che bisogna valutare al fine della sussistenza o meno della responsabilità professionale è la diligenza, quella media, che deve essere valutata tenendo conto dell’attività espletata dall'avvocato durante l'incarico professionale ricevuto. Quindi, qualora l’incarico ricevuto dal legale sia di particolare complessità tecnica, la responsabilità del legale deve escludersi nei casi di colpa lieve.

La Cassazione si pronuncia sull’attività espletata dal legale

La sentenza da cui trae origine la pronuncia della Corte di Cassazione ha avuto come protagonista un avvocato e un Comune italiano, che dopo avergli conferito mandato professionale lo ha citato in giudizio per "colpa grave"a seguito della dichiarazione di inammissibilità delle impugnazioni proposte dal legale. I giudici di merito hanno dato ragione al professionista, evidenziando che l'ipotesi di "colpa grave" doveva escludersi nel caso di specie.

Ciò perché l'individuazione dell’Autorità giudiziaria competente da parte dell’avvocato rientrava nella categoria dei problemi tecnici di rilevante difficoltà, in quanto il legale ha dovuto scegliere se presentare ricorso in Corte di Cassazione (articolo 111 Costituzione) o procedere in sede di reclamo davanti alla Corte di appello, in una questione relativa agli usi civici.

I giudici dell’appello, inoltre, hanno ritenuto che la materia dell’uso civico non rientra fra quelle oggetto di preparazione all’esame di abilitazione, e quindi l’avvocato non doveva per forza conoscerla bene.

Il Comune, così, ha proposto ricorso per Cassazione, ma invano, dato che gli Ermellini hanno confermato la sentenza dei colleghi di merito.

Deve escludersi la responsabilità del legale nel caso di colpa lieve

I giudici di legittimità hanno statuito che il giudizio di responsabilità del legale va sempre calibrato sulla base di una valutazione prognostica positiva circa l’esito favorevole dell'azione giudiziale che avrebbe dovuto essere diligentemente proposta e seguita. Nel caso di specie, questo esame era già stato effettuato, essendosi appurato che egli aveva affrontato con diligenza il problema tecnico di speciale rilevanza che implicava valutazioni di questioni sull'esistenza, la natura, l'esercizio e l'estensione dei diritti di uso civico.

Quindi all'avvocato non poteva essere mosso nessun rimprovero professionale per violazione della diligenza richiesta ai sensi dell’art 1176 c.c , comma 2. Gli Ermellini, rigettando il ricorso del Comune, hanno affermato che l’accertamento della responsabilità è sempre rimesso al giudice di II grado, dovendosi ritenere insindacabile, se corretto in sede di legittimità. Per altre info di diritto, potete premere il tasto "segui" accanto al nome dell'autore.

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