L'economista professor Nino Galloni, intervenendo alla trasmissione televisiva "Tagadà", ha parlato dei cosiddetti lavoratori precoci, della loro condizione e della loro richiesta di uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi. Rivolgendosi al governo, ha rimarcato il concetto che ora è giunto il momento di cambiare mentalità, di far "cambiare verso" al sistema pensionistico.

Galloni spinge il governo a scegliere la contribuzione non l'età per l'uscita dal lavoro

Non è questo, ha affermato l'economista figlio di Giovanni, noto esponente della Democrazia Cristiana e Vicepresidente del CSM, più il momento di mandare in pensione la gente tenendo conto del requisito anagrafico.

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Occorre, invece, tener buoni gli anni di contribuzione al fine dell'erogazione dell'assegno pensionistico, come bisogna lasciar scegliere ai lavoratori quando è il momento di andare in pensione in base ai contributi effettivamente versati, ha aggiunto Galloni. La riflessione del professore fa il paio con la proposta del presidente della commissione lavoro della camera Cesare Damiano, che da anni, per la precisione dal 2013, si batte per l'approvazione del disegno di legge  (857 del partito democratico), di cui è primo firmatario insieme al sottosegretario all'economia Pierpaolo Baretta ed alla deputata Maria Luisa Gnecchi. Disegno che prevede appunto l'uscita dal mondo del lavoro per chi ha raggiunto la quota 41 di contribuzione.

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Donne sempre all'erta, costituito a Torino comitato per proroga al 2018 dell'opzione donna 

A Torino si è costituito in questi giorni un nuovo comitato avente come scopo la richiesta della proroga dell'opzione donna a tutto il 2018. Il comitato è stato costituito da quattro battagliere donne con l'intento di estendere i benefici dell'opzione donna e di prevedere la possibilità di accesso alla pensione con il sistema del calcolo contributivo.

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Pensioni

Ma il sistema pensionistico,o meglio il dibattito su quali misure possano essere più funzionali all'ammodernamento della legge Fornero, e della questione previdenziale nel suo complesso, si arricchisce ogni giorno di più nuovi interventi o spinte nei confronti del governo. E' ancora, in tal senso, difatti, il presidente dell'Inps il professore bocconiano Tito Boeri a soffiare sul "fuoco" della flessibilità.

Secondo Boeri, a differenza della proposta Damiano, per non gravare molto inizialmente sui conti pubblici, la soluzione migliore da poter adottare per l'uscita anticipata sarebbe di prevedere un'età minima di 63 anni e 7 mesi,con una penalizzazione del 3% per ogni anno mancante al requisito anagrafico. Damiano, invece, prevede una decurtazione del 2%,  a partire da 62 anni

Vedremo chi la spunterà.

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