Il sottosegretario Tommaso Nannicini ha aperto alla flessibilità pensionistica e, da quanto emerge, lo schema dell’intervento a cui stanno lavorando i tecnici del Governo sembra averepiù consistenza. L'anticipo pensionistico verrebbe calcolato sul reddito con un taglio più corposo per chi sceglie di ritirarsi prima dal lavoro. Stiamo parlando della pensione anticipata volontaria con un prepensionamento di tre anni con l'ausilio diun prestito privato.Il lavoratore percepirebbe un trattamento finanziato da un istituto di credito da restituire nel momento in cui matura la pensione e proporzionale agli anni di anticipo, con untagliodell’assegno previdenziale.
Esistono poi altre due opportunità per chi è disoccupato, ma che non ha i requisiti pensionistici, e quando le aziende decidono di svecchiare il parco dipendenti.
La flessibilità in uscita dovrebbe scongiurare l’ottava salvaguardia per gli “esodati” invocata da 24 mila ex lavoratori.L’obiettivo è quello di introdurre unaflessibilità in uscita, che renda meno rigida la Riforma Fornero senza costaremolto alle Finanzedello Stato. E con i soldi risparmiati dell'ottava salvaguardia si coinvolgerebbero tantissimi lavoratori.
I lavoratori precoci
Il governo dopo aver dato forma al part-time e, a seguire, alla flessibilità intesa nel senso più stretto possibile, per economizzare senza gravare sulle risorse economiche dello Stato, sembra non aver voluto prendere in considerazione il problema dei lavoratori precoci.
Lavoratori che da tempo hanno chiesto ai vari Zanetti, Damiano ecc. di fare approvarela quota 41 senza penalizzazioni e senza limiti di età. Lo stesso Damiano si è detto soddisfatto da questa apertura del governo senza però tener conto che la sua proposta e quella di Boeri sono state accantonate. E la rabbia dei lavoratori precoci sale perché, dopo aver manifestato in tante sedi, si vedono tagliati fuori dalla riforma. Ecco che la manifestazione del 19 maggio assume molta importanza perché una protesta unita e compatta dovrebbe far capire al governo che i precoci non sono rassegnati, ma anzi, protestano ancora di più per far valere i loro diritti.