Con la prossima legge di stabilità il governo interverrà sulla questione relativa alla Riforma pensioni. Lo ha detto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha chiaramente affermato di voler intervenire per introdurre una maggiore flessibilità in uscita nel sistema pensionistico italiano, attualmente regolato dalla legge Fornero del 2011. La conferma è arrivata ieri nel corso della diretta organizzata dal Premier su Facebook. Ovviamente Renzi non ha specificato i dettagli su come intende procedere, ma comunque da molti le sue parole sono state giudicate positivamente.

Questo in quanto si tratta della prima apertura all'introduzione della flessibilità in uscita, dopo che da un anno si andava avanti solo con annunci e proposte, ma senza alcun riscontro concreto.

Matteo Renzi parla con sindacati, Unione Europea e Datori di Lavoro

Alla riforma pensioni,che verrà introdotta con la prossima legge di stabilità e che troverà dunque attuazione nel 2017, ci starebbe già lavorandoNannicini. A quanto pare questomeccanismo di flessibilità delle pensioni avrebbe già un nome, esso si chiamerà 'Ape'. Matteo Renzi ha chiarito che si tratta di una riforma importante e il governo già da tempo ne sta parlando con i sindacati, ma anche con Unione Europea e datori di lavoro. L'obiettivo è quello di far andare in pensione la gente anticipatamente con una decurtazione dell'assegno pensionistico.

In particolare l'obiettivo è quello di andare incontro a tutti coloro che sono stati penalizzati dall'aumento dell'età per andare in pensione.

Tre le ipotesi sul tavolo

Al momento sono 3 le ipotesi prese in considerazione dai tecnici dell'esecutivo per portare avanti la riforma pensioni. La prima prevede un intervento che riguardi tutti i pensionati e che preveda la possibilità di andare in pensione in anticipo ma a non più di 3 anni dalla pensione. Questa prevede una decurtazione del 2 o 3% sulla pensione per ogni anno di anticipo. La seconda ipotesi invece prevede che la riforma sia selettiva e riguardi quindi solo talune categorie di lavoratori e cioè coloro i quali si trovano in situazione di difficoltà economica come ad esempio i disoccupati oppure anche gli addetti ai lavori particolarmente faticosi. In questo caso però non vi sarebbe penalizzazione. Infine la terza ipotesi è quella che riguarda i lavoratori che l'azienda vuole mandare in pensione per ristrutturare l'organico.