Si avvicina il 31 agosto, data entro la quale i docenti dovranno presentare la rendicontazione delle spese inerenti il bonus di 500 euro. Nello scorso mese di ottobre 2015 tutti gli insegnanti della scuola pubblica hanno ricevuto nei propri cedolini l’erogazione prevista dalla legge 107/2015 detta ‘la Buona Scuola’ per la formazione; un bonus annuale il cui utilizzo conforme alle regole stabilite dalla riforma dovrà essere dimostrato a posteriori con una rendicontazione le cui regole, però, non sono ancora state definite dal Miur, creando dubbi ed incertezze che potrebbero portare al rischio di non vedere ammesse alcune delle spese sostenute.

Come fare la rendicontazione del Bonus di 500 euro: il Miur tace, le scuole si organizzano

In attesa di direttive precise da parte del Miur su come redigere la rendicontazione delle spese effettuate con i 500 euro del Bonus formazione, alcune scuole si sono organizzate autonomamente, predisponendo moduli da compilare in accompagnamento degli scontrini e delle fatture da consegnare alle segreterie entro la data del 31 agosto 2016. La documentazione che si consiglia ai docenti di presentare è la seguente:

  • fatture intestate al docente e riportanti la dicitura “acquisto effettuato con il Bonus di cui alla Legge 107/2015” oltre alla descrizione del prodotto in questione;
  • scontrini fiscali parlanti.

Si tratta, comunque, di istruzioni che potrebbero risultare tardive, dal momento che, molto probabilmente,

gran parte del bonus è già stato speso e i documenti comprovanti la spesa già emessi con l’impossibilità di riportare le diciture richieste.

Il rischio che i docenti corrono è quello di non vedersi riconosciute alcune spese e dover restituire i relativi importi attraverso una detrazione dal bonus del prossimo anno scolastico che, secondo le previsioni, dovrebbe essere erogato attraverso una card ricaricabile.

Le spese ammesse dal Bonus 500 euro

Ricordiamo che le spese ammesse dal Bonus 500 euro sono quelle relative all’autoformazione e all’aggiornamento professionale tra cui:

  • corsi di aggiornamento tenuti da enti accreditati dal Miur o corsi master e post laurea coerenti con il profilo del docente;
  • libri e riviste;
  • hardware e software;
  • ingressi a musei, mostre, cinema e teatri.

Molte spese sono oggetto di discussione come, ad esempio, quella per gli smartphone, di fatto assimilabili ai tablet, per i quali è ammesso l’utilizzo del bonus, ma per i quali non è arrivato alcun chiarimento dal parte del Miur al quale e stato sottoposto il quesito.