Un articolo apparso sull'edizione odierna del quotidiano 'Il Manifesto' (giovedì 1 settembre 2016) lancia una durissima accusa al governo in merito ai risultati del concorso docenti 2016. 'Al peggio non c'è mai fine', scrive Manfredi Alberti citando, oltre al concorso scuola anche la selezione di 500 funzionari destinati al Mibact (Ministero Beni, Attività Culturali e Turismo). Più della metà degli oltre 175.000 candidati per 63.712 posti nella scuola non sono riusciti a passare nemmeno la prova scritta e si stima che almeno 23.000 cattedre resteranno scoperte.
L'articolo menziona il punto di vista della stampa filogovernativa e del ministro dell'istruzione, Stefania Giannini, secondo il quale la causa di questa clamorosa dèbacle è da attribuirsi alla scarsa preparazione dei docenti, nonchè all'inadeguatezza dei percorsi abilitanti.
Ultime news scuola, giovedì 1 settembre 2016: concorso docenti, ecco il vero obiettivo del governo
'Il Manifesto' ha definito questa chiave di lettura come 'disonesta, falsa e deformante', una lettura che tende, invece, a nascondere quello che sarebbe il vero obiettivo del governo, quello cioè di 'umiliare e decimare i giovani insegnanti precari', anche e soprattutto tenendo conto del fatto che i posti realmente disponibili, in molte classi di concorso, saranno inferiori rispetto al numero di posti banditi.
Nell'articolo, si parla nuovamente dell'assurda procedura adottata durante la prova scritta definita 'una sorta di talent show per bravi dattilografi'. Chi ha vinto, o riuscirà a vincere il concorso, si sente soprattutto un 'docente fortunato', riuscito a sfuggire alla mannaia delle bocciature indiscriminate e probabilmente anche casuali.
Concorso scuola 2016: Il Manifesto invita il ministro Giannini a dimettersi
Di fronte a questa situazione, l'invito che viene rivolto al ministro dell'istruzione Stefania Giannini è quello di dimettersi, anche se, come viene detto nell'articolo de 'Il Manifesto', c'è poco da illudersi se consideriamo l'arroganza dell'intero esecutivo Renzi. Anche un eventuale successo del NO al prossimo referendum costituzionale potrebbe non essere sufficiente a liberare l'Italia da quello che è stato definito come il 'peggior governo dell'Italia repubblicana'.