Si chiama “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del Lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”. E’ il nome della legge che adesso è realtà, in quanto ha ottenuto il sì decisivo alla Camera ed è stata capace (per una volta) di mettere d’accordo tutte le forze politiche presenti a Montecitorio, ad eccezione delle astensioni espresse dalla Lega Nord e da Forza italia. Gli altri schieramenti hanno prodotto un totale di trecentoquarantasei sì e zero voti sfavorevoli a questo provvedimento già approvato dal Senato e richiesto dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina.

Che cosa introduce? Pene più aspre per chi sfrutta manodopera nei campi: si va da 1 a 6 anni di detenzione (ma si può arrivare anche a 8 nei casi più gravi) sia per chi fa da intermediario, sia per il datore di lavoro consapevole dello sfruttamento realizzato a danno di chi si trova in una condizione di bisogno. Sono previste anche forme di risarcimento per le vittime del caporalato e tra le novità della normativa c’è anche il potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, come mezzo di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura. L’ultimo caso di caporalato si è registrato in Toscana, dove centinaia di richiedenti asilo o clandestini sarebbero stati impiegati al nero in vari terreni e fattorie del Chianti; un’inchiesta della procura di Prato ha portato alla realizzazione di undici arresti.