Torniamo a focalizzare il nostro focus sull'anticipo pensionistico introdotto con la Legge di bilancio 2017 per fare assieme ai lettori il punto della situazione sulla vicenda. Il quadro normativo sull'Ape appare infatti complesso, stante che per molti lavoratori che potranno fruire della misura ve ne sono altri che ne rimarranno esclusi per via dei vincoli previsti dal legislatore. Tra i casi più emblematici, troviamo sicuramente quello dei cosiddetti lavoratori 15enni, persone che teoricamente possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia in deroga rispetto all'attuale normativa, la quale prevede il raggiungimento di almeno 20 anni di versamenti.

Esattamente lo stesso limite scelto come spartiacque per l'APE, un vincolo che di fatto concorre ad escludere questi soggetti dai benefici della nuova misura di flessibilità previdenziale. Vi è da segnalare che all'interno della categoria molti contribuenti avevano auspicato una possibile apertura verso la propria posizione per quanto concerne l'accesso all'anticipo volontario, stante che il costo di quest'ultimo ricadeva quasi per intero sullo stesso lavoratore.

Pensioni anticipate e APE aziendale: con il contributo del datore di lavoro si può annullare il costo dell'uscita

Un caso differente (e molto meno trattato sulle pagine dei giornali) è quello dell'APE aziendale, una misura che non differisce dalla volontaria per i criteri di accesso (63 anni di età e 20 di contribuzione), ma piuttosto per il soggetto che si troverà a farsi carico dei relativi costi.

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Al datore di lavoro è infatti concesso di versare i contributi utili per compensare il peso della rata di restituzione del prestito, in forza di un accordo diretto con il proprio dipendente (alternativo alla contrattazione sindacale). La cifra versata sarà quindi il frutto di un libero accordo tra le controparti, purché non risulti inferiore alla contribuzione volontaria della retribuzione imponibile spalmata su tutto l'arco dell'anticipo.

Si realizza in questo modo una sorte di "dote contributiva" che andrà versata all'Inps attraverso un unico pagamento entro l'inizio della decorrenza dell'APE e che concorrerà ad integrare il montante previdenziale di cui il lavoratore beneficerà al momento della quiescenza.

L'Ape aziendale potrebbe far crescere l'importo dell'assegno

Visto quanto appena riportato, un lato interessante dell'Ape aziendale consiste nelle possibili proiezioni del futuro assegno, che potrebbe addirittura trovarsi a crescere rispetto a quanto non sarebbe avvenuto con il pensionamento ordinario.

Questo perché nulla vieta di giungere ad un accordo tra le parti che preveda di aumentare la compensazione in modo tale da far salire l'importo della futura pensione. Per il datore di lavoro vi sarà comunque il vantaggio di poter dedurre la spesa dal reddito d'impresa per quanto concerne il pagamento dell'Ires. Un meccanismo in grado di aprire opportunità interessanti per tutti i soggetti coinvolti, con l'ulteriore vantaggio di non andare a pesare sulle casse pubbliche.

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